di M.L.S.
Nasce in Umbria e parte da Collescipoli, piccolo borgo a due passi dal centro di Terni, un nuovo movimento: si chiama ‘Il Posca’ e non è solo un bar, bensì un progetto culturale che vuole restituire al bar il suo ruolo originario, quello di luogo d’incontro, di pensiero e di bellezza condivisa.
«L’idea – spiega l’ideatore del progetto, Francesco Santocchi – nasce da una ricerca storica affascinante: quella su Harry Johnson, il bartender americano che, alla fine dell’800 aveva intuito che il successo di un bar non dipende solo dai drink, ma dall’esperienza, dall’atmosfera, dalla capacità di comunicare emozioni. In un certo senso fu il primo bartender-pubblicitario della storia, un secolo prima di David Ogilvy o dei grandi creativi di Madison Avenue. Da quella scoperta nasce una visione: unire la scienza americana della comunicazione con la bellezza e la sensibilità italiana».
«’Il Posca’ – spiega Santocchi – rappresenta questa sintesi, ovvero un modello di bar in cui arte, impresa e cultura tornano a parlare la stessa lingua. Il nome, che richiama la bevanda dei legionari romani, simboleggia appartenenza e autenticità: valori che oggi il mondo cerca più che mai. Ogni dettaglio, dal design alla carta cocktail, è pensato come un atto narrativo. L’obiettivo è trasformare il gesto quotidiano del bere in un’esperienza significativa, capace di generare bellezza, comunità e senso di appartenenza».
Ma dietro ‘il Posca’ c’è un pensiero più ampio. L’autore del progetto parla di un vero «movimento del XXI secolo», paragonandolo al Movimento Novecento di Margherita Sarfatti e Mario Sironi: un tentativo di ricomporre la frammentazione contemporanea, di riportare l’arte, e in questo caso il bar, al centro della vita sociale. «È una risposta culturale alla superficialità dell’intrattenimento moderno – aggiunge -, un invito a riscoprire il valore del tempo, della relazione e della cura. Il progetto si collega anche alla tradizione dei grandi pubblicitari italiani come Depero, Munari, Dudovich e Testa, che trasformarono il marketing in arte visiva e sociale. Ma allo stesso tempo integra la precisione e la misurabilità del marketing americano».
«Il risultato – conclude Francesco Santocchi – è una formula nuova, che potremmo definire ‘bellezza che funziona’: estetica e strategia, emozione e metodo. In questo senso, ‘il Posca’ non è solo un locale, ma un manifesto. Vuole ispirare un’intera nuova generazione di imprenditori e creativi del bar, mostrando che l’Italia può tornare a dettare le regole del gusto e della comunicazione nel mondo, proprio come fece un secolo fa con l’arte e il design. In sostanza, il bar non è solo un luogo dove si beve. È un linguaggio che parla di chi siamo. ‘Il Posca’ è il modo in cui l’Italia torna a dirlo al mondo».






