Un incontro-fiume di circa tre ore al parco di Cardeto, a cui ha assistito – e in qualche caso partecipato con domande e osservazioni – qualche centinaio di persone, compresi amministratori, locali, esponenti di imprese, associazioni, del mondo sindacale. Segno di interesse per i temi, la sanità su tutti, unito alla possibilità di avere finalmente un ‘contatto umano’ con la giunta regionale guidata da Stefania Proietti (unica assente l’assessore Simona Meloni, per motivi personali).
L’esecutivo ha sì elencato le questioni a cui teneva, ma si è reso anche disponibile al confronto – moderato dalla giornalista Marta Rosati – fino a tarda ora. Tasse, Ast, ambiente, pendolari e infine nuovi ospedali, liste di attesa, cliniche private. E le sensibilità anche a livello di platea sono state diverse, a volte in contrasto, come fra i sostenitori della sanità pubblica piuttosto che privata (come se non possano dialogare in maniera virtuosa), per non dire del nuovo stadio a Terni (su cui la Regione non ha voce in capitolo).
Un sentiment abbastanza comune c’era, e lo striscione dei tifosi del Centro Coordinamento – sulla sperequazione ‘Terni-Perugia’ in fatto di sanità – stava lì a rappresentarlo. «Noi non ce ne facciamo nulla della clinica di Bandecchi, ma vogliamo servizi pubblici perché quelli servono». Così Morena Fiorani, una vita nel sociale, dalla platea. E se i gesti contano come e più delle parole, il fatto che la presidente Proietti (di contro, decisamente tiepida quando l’assessore Bacaioli ha parlato della giornalista Laura Santi, prima umbra ad accedere al cosiddetto suicidio assistito) abbia convintamente annuito e anche applaudito a quelle frasi, la dice lunga. Ecco, Bandecchi: su di lui e sulle polemiche più e meno feroci precedenti l’incontro di Cardeto, la giunta ha completamente glissato.
Venendo al dunque, nuovo ospedale a Terni: «Ancora non si sa neppure dove farlo – ha detto Proietti -, servono risorse, progetti, servono anni». Anno zero quindi. «La III commissione sta lavorando ad una proposta unitaria. Per il nuovo ospedale che Terni merita, in grado di intercettare anche pazienti da fuori regione, occorrono 480-500 milioni di euro ed è la più grande infrastruttura su cui intendiamo lavorare nei prossimi anni. Non abbiamo trovato risorse disponibili, anche se per la progettazione le abbiamo. Se avessimo già tutti i soldi, l’orizzonte sarebbe di almeno cinque anni. Oggi, per ovviare a questa mancanza, siamo impegnati nel ricostruire la rete del territorio, fatta di servizi, personale, case di comunità».
E la Regione come noto, lavora al piano sanitario 2025-2030: «Manca dal 2009 e, attraverso la direzione salute, stiamo definendo ciò che ciascun ospedale sarà chiamato a fare, le funzioni della rete territoriale, fra riabilitazione e presa in carico, per ridurre le degenze. Lavoriamo sulla telemedicina, su reti in grado di dialogare e rendere disponibili i dati a tutti i professionisti in qualsiasi momento». Liste di attesa: «Vinciamo se siamo trasparenti e se c’è la collaborazione di tutti. Ad oggi il peso dello smaltimento delle liste ricade tutto sui medici del pubblico, perché a causa della mancata intesa fra Regioni, non è stato possibile acquistare dal privato le prestazioni (7,5 milioni lo scorso anno). E ancora, troppi cittadini non si presentano ad esami e visite: abbiamo contato 23 mila ‘no show’ e occorre lavorare ‘a monte’. In sanità prevediamo 711 nuove assunzioni e 178 stabilizzazioni, con la gestione dei concorsi che sarà di fatto unica».
Clinica o cliniche private: dell’eloquente applauso di Stefania Proietti alla cittadina si è detto, ma la porta – al di là del progetto-Bandecchi – non è chiusa: «Stiamo mappando tutta l’Umbria, compresi i posti in convenzione. Disparità? Fra Usl1 e Usl2 c’è senz’altro, anche più forte che fra Perugia e Terni. Il primo responso è che mancano almeno mille posti da convenzionare in tutta la regione su diversi ambiti, compresi neurosviluppo, pediatrico ed altri su cui siamo fermi a zero. In molti di questi casi, le carenze riguardano proprio il Ternano».
Prima di Stefania Proietti, sono intervenuti tutti gli assessori presenti. A partire dal vice presidente Tommaso Bori che ha trattato il tema-bilancio: «L’assestamento ripiana debiti che abbiamo ereditato, a partire dalla sanità con 34,2 milioni nel 2024 dalle quattro aziende sanitarie e ospedaliere, fino ai 38,4 milioni del fondo di dotazione negativo previsto dalla legge e chiesto dal Mef. E poi i tagli del Governo: 38,5 milioni si fanno sentire ad ogni livello. Poi – ha aggiunto Bori – ci sono le scelte, e aver portato a 12 milioni, ovvero 8 in più, il fondo per le persone non autosufficienti, è motivo di orgoglio. Investimenti come i 25,8 milioni del Feasr agricoltura e i 28 milioni del Fse+ nel sociale, ci consentono di attivare risorse europee per circa 300 milioni». Sull’incremento delle tasse, a precisa domanda il vice presidente della Regione è stato didascalico, poche parole e zero osservazioni politiche.
Il collega Fabio Barcaioli, dopo ad un commosso ricordo dell’amica Laura Santi («fino all’ultimo ho sperato ci ripensasse, ma anche in questi giorni l’avevo sentita troppo male. Ci lascia una grande eredità e occorre una legge nazionale che regoli questa scelta di libertà»), si è soffermato sull’edilizia residenziale pubblica: «Abbiamo ridisegnato la governance dell’Ater e capito che ci sono temi e problemi enormi, come la ristrutturazione degli appartamenti. Abbiamo oltre 1.200 case sfitte, inutilizzate, su cui paghiamo Imu e spese condominiali, creando un buco importante per le casse dell’Ater. Per invertire questa rotta servono almeno 30 milioni di euro».
Poi i due assessori ‘ternani’. Con Thomas De Luca, titolare di energia e ambiente, si è parlato anche di Ast. «L’Accordo di programma è stato sbloccato dalla prospettiva di riportare le grandi derivazioni idroelettriche nelle mani degli umbri. Nel 2029 andremo a gara con una società mista, pubblico-privata, con cui intendiamo riservare parte di questa energia ‘pulita’ alle nostre imprese energivore, come Arvedi-Ast. Ed amplieremo la possibilità di utilizzo dei canoni idrici da parte dei Comuni umbri».
Uno dei temi al centro delle polemiche locali degli ultimi giorni: ambiente, polveri e Prisciano. «La ferita è aperta – ha detto De Luca – ma serve un approccio serio e scientifico, non approssimazioni o superficialità. La prevenzione primaria serve a ridurre e quindi eliminare i fattori di esposizione e sulle ‘polveri’ di Prisciano, proprio una settimana fa. abbiamo autorizzato la realizzazione della nuova rampa scorie, in vista di quel recupero che è centrale nell’Accordo di programma. Basti pensare che ad ogni ampliamento della discarica di Valle deve corrispondere un obiettivo in termini di recupero delle scorie, perché il suolo non è infinito».
Infine il più ‘energico’, Francesco De Rebotti che ha spaziato dai trasporti/mobilità alle infrastrutture, sanità compresa. «Sui pendolari – ha detto – ci giochiamo un pezzo di futuro dell’Umbria. Intanto da soli non si va da nessuna parte: insieme alle altre Regioni, e con il supporto di Governo e ministero dei Trasporti, dobbiamo mettere in discussione i contenuti della delibera Art che rischia di confinare gran parte dei nostri treni sulla linea lenta. Il secondo tema è legato ai lavori sulle linee, importanti ma che producono anche disagi. Per questo vanno date alternative vere ai nostri pendolari e servono certezze da Trenitalia e RFI su tracce e tempi di percorrenza. Anche sugli sconti per gli abbonamenti, noi siamo pronti a mettere a disposizione un 25% ma lo stesso deve fare chi gestisce il servizio».
Gara Tpl: «Dai quattro lotti – ha affermato De Rebotti – non si torna indietro: il lotto unico comporterebbe un immediato aggravio dei costi pari a 10 milioni di euro». Però: «Proprio martedì abbiamo discusso con Art la possibilità di eliminare il limite di aggiudicabilità a due lotti: noi vogliamo portare avanti la possibilità di formulare offerte per tutti e quattro i lotti, prevedendo nel caso anche premialità». Infine il polo chimico di Terni: «Non possiamo permetterci cadaveri industriali. Il tema del rilancio è al centro dell’attenzionie e gli strumenti ci sono. Credo profondamente nella collaborazione del Comune di Terni, che resta un nterlocutore fondamentale a prescindere da come si rapporta con noi, non sempre in maniera ‘piacevole’. La realtà è che ciascuno di noi, da solo, è nessuno».
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