di Chiara Furiani
Sul palco dell’Arena Santa Giuliana arriva Zucchero e conquista subito il pubblico di Umbria Jazz. Ci sono voluti anni ma, dopo tanti artisti italiani ospitati al festival, è arrivato anche l’esordio del bluesman reggiano, fortemente voluto da Carlo Pagnotta. Una prima volta che lascia il segno. L’impatto sonoro, la qualità e la compattezza della band, composta in gran parte da musicisti internazionali, così come la solidità degli arrangiamenti e della scrittura, hanno ben poco da invidiare ai grandi gruppi americani che negli anni hanno calcato lo stesso palco. Ad affiancare il frontman c’è una formazione di altissimo livello: fra tutti spicca la chitarrista Kat Dyson, già componente della New Power Generation di Prince.
Soprattutto, però, colpisce Zucchero che, a 70 anni e con l’immancabile cappello calcato sulla testa, domina la scena dall’inizio alla fine. Lo fa fino all’ultimo dei tre bis concessi a un pubblico calorosissimo, che continua a chiedere altra musica nonostante un concerto già abbondantemente oltre le due ore e mezza. A non mostrare cedimenti è anche la voce, con le sue inconfondibili venature graffianti, il timing impeccabile e quelle caratteristiche sporcature tipiche della black music che richiamano inevitabilmente Joe Cocker, da sempre una delle sue principali fonti d’ispirazione.
Ad accompagnare idealmente il pubblico in un viaggio musicale lungo un’intera carriera ci sono anche immagini e filmati delle grandi collaborazioni che hanno segnato il percorso dell’artista: da Luciano Pavarotti in «Miserere» fino a Miles Davis, autore dello storico assolo di tromba in ‘Dune Mosse’. Tra gospel, soul, R&B e melodia italiana si susseguono poi i grandi successi che, dagli anni Ottanta in poi, hanno consacrato Zucchero tra gli artisti più amati: ‘Per colpa di chi’, ‘Diavolo in me’, ‘Diamante’, ‘Il volo’ e molti altri.
A completare una serata praticamente perfetta sono mancate soltanto ‘Rispetto’ e ‘Con le mani’, due classici del repertorio che molti si aspettavano di ascoltare nei bis, ma che non sono arrivati. È quasi l’una di notte quando il foltissimo pubblico lascia l’Arena Santa Giuliana. Sul maxischermo scorrono le innumerevoli date di un tour che attraversa mezzo mondo. Perugia è soltanto una delle tappe di un viaggio internazionale destinato a proseguire ancora a lungo.






