Terni, ‘Legality Days’: «Rispettare le regole»

Martedì, nella sala Blu di Palazzo Gazzoli, si è tenuto il secondo appuntamento dedicato a corruzione e legalità organizzati dall’Ast. Protagonisti i giornalisti Rizzo, Stella e Tortora

di A.V.

In una sala gremita di gente hanno fatto il loro ingresso Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella (Il Corriere della Sera) e Gaia Tortora, del Tg La7. Martedì pomeriggio alle 18, a Palazzo Gazzoli, si è tenuto il secondo ‘Legality day’. Dopo il primo appuntamento del 19 novembre, prosegue il ‘viaggio’ di Ast nel mondo della legalità e della lotta alla corruzione e lo slogan che ha animato l’incontro è sempre lo stesso ‘Fuori dall’ombra, uniti contro la corruzione’. Infatti il ciclo di seminari è promosso da Ast e Confindustria Umbria nell’ambito del protocollo d’intesa con la prefettura di Terni sulla lotta alla corruzione.

I protagonisti A parlare di questo tema così delicato e intricato sono saliti sul palco Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, non solo note firme del Corriere della Sera, ma anche autori del libro-inchiesta ‘La Casta’, nel quale con ironia e sarcasmo hanno denunciato i più emblematici casi di sprechi e corruzione. Ad affiancarli e a moderare l’incontro invece Gaia Tortora, vice direttore del Tg La7 e conduttrice del programma di informazione mattutina ‘Omnibus’.

Obiettivo L’evento è riuscito pienamente nell’obiettivo prefissato: coinvolgere e sensibilizzare i cittadini e le forze vive della società sul tema della trasparenza e della lotta alla corruzione. «La corruzione è ovunque, non solo nella politica. Tutti parlano di trasparenza», dice Stella. «Ma la trasparenza alla fine non c’è. Prendiamo il caso della scuola. Domani uscirà sul Corriere la storia di un insegnante che tra un permesso e l’altro si e presentato a scuola solo il 23 dicembre e poi dall’8 gennaio è ‘sparito’ di nuovo. Il problema è che tra questi ‘furbetti’ ci sono anche persone che vengono premiate, ma i dati non ci sono. Se si va sul sito di Palazzo Chigi al link trasparenza non c’è nulla. Gli ultimi dati che abbiamo si parlava dell’88 per cento di insegnati premiati. Possibile che tra tutti solo l’11 per cento siano ‘somari’?». A sostenerlo interviene subito Rizzo che spiega come questo sia un sistema malato. Ogni governo cerca di fare riforme per arginare questo fenomeno, ma quando queste riforme vengono fatte fare a chi deve poi subirle è ovvio che vengano pensate delle riforme inefficaci. «Quanti anni sono che non c’è un riforma della scuola adeguata. Per non parlare del regolamento edilizio che è diverso in tutt’Italia».

«La soluzione» Eviscerata questa prima e non unica problematica Tortora con una spontaneità disarmante chiede: «E qual è la soluzione? Mi pare che non ce ne siano, quello che state dipingendo è davvero un quadro scuro della nostra società». Ma una soluzione secondo i giornalisti c’è, bisogna solo riuscire a ‘ottenerla’. Deve esserci un ribaltamento del punto di vista. Quando si capirà che la scuola, ad esempio, non è per gli insegnanti, ma per gli studenti le cose cambieranno. «E deve succedere. Altrimenti non se ne viene fuori», dicono.

La prescrizione I giornalisti sono concordi; per combattere la corruzione servono le regole. «Come diceva Hume, le persone se non hanno regole sono bestie», dice Stella. «Con il rispetto delle regole si diventa persone e si può formare una società». Ma in Italia alcune regole sono sbagliate. Sebbene ci siano delle leggi che regolano la corruzione e la concussione, il problema di fondo è un’altra legge, «per la quale – specifica Rizzo – il nostro paese è già stato ammonito dall’Unione Europea». Questa realtà è la prescrizione. Infatti, non è così raro che i reati cadano in prescrizione in quanto il tempo viene calcolato non da quando il reato viene scoperto, bensì da quando viene commesso, «perciò se è stato compiuto cinque anni prima di quando viene scoperto è ovvio che poi cada in prescrizione».

GIAN ANTONIO STELLA E GLI STRUMENTI CONTRO LA CORRUZIONE – VIDEO

L’economia Stella ha tenuto a sottolineare che la situazione in Italia è questa anche perché ormai i reati non vengono puniti. «Il nostro ormai è un mondo assuefatto. Anni fa la gente sarebbe andata in galera, come succede ancora all’estero, ma nel nostro paese la macchina non è oliata bene, non funziona». I giornalisti hanno poi sottolineato come tutta questa situazione abbia una ricaduta notevole sull’economia. «Oltre al reato penale tutto ciò ‘uccide’ la concorrenza. Se il costruttore sa che vince l’appalto con la mazzetta, perché dovrebbe investire nell’innovazione tecnologica?»

Fatto endemico inestirpabile Al dunque la domanda che tutti si fanno è: «La corruzione, è un fatto endemico inestirpabile?». Per i giornalisti non lo è, però certo non è facilmente eliminabile e di anni ce ne vorranno. «Una cosa giustissima – dice Stella – l’ha detta qualche anno fa Ferrara. Per fare carriera in Italia devi essere disposto a essere ricattabile». In tutti gli altri paesi quando le persone al potere sbagliano, si dimettono. «Il meccanismo della vergogna all’estero funziona ancora , in Italia non solo non funziona più, anzi più sbagliano più dicono ‘abbiamo fiducia nella giustizia, non stiamo nel torto’. È vero quella che descriviamo è una situazione davvero cupa, ma in realtà non siamo così pessimisti. L’Italia ha un grandissimo potenziale e per questo ‘rimarrà a galla’».

 

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