Dopo il successo della rubrica sulla sostenibilità strategica d’impresa, che ha portato alla pubblicazione dell’e-book ‘Shift’, Valerio Zafferani avvia un nuovo percorso dedicato all’innovazione educativa. Quindici articoli che applicano il design thinking alla scuola, analizzando il gap generazionale tra insegnanti e studenti nativi digitali. Un viaggio pratico dall’assessment emotivo della classe alla co-progettazione di nuovi modelli didattici, con strumenti concreti per dirigenti, docenti e famiglie.
La rubrica
- Parte I – dalle fondamenta sostenibili al cambiamento educativo
- Dal business alla classe: il ponte tra sostenibilità e scuola
- Cinque generazioni in una classe: il patchwork educativo
- I rischi del non innovare: quando la scuola perde i suoi studenti
- Parte II – comprendere il cervello che apprende
- Amigdala vs corteccia: la neuroscienza dell’apprendimento
- Dal docente al facilitatore: le cinque competenze emotive
- L’assessment emotivo: fotografare il clima di classe
- Parte III – il design thinking educativo in azione
- Comprendere senza giudicare: l’empatia come punto di partenza
- Osservare la classe con occhi nuovi
- La matrice di materialità educativa: il cuore pulsante
- Ideare insieme: dal brainstorming al ClassLab
- Prototipare l’innovazione: dal concept alla realtà
- Testare e riflettere: la valutazione che migliora
- Parte IV – comunicare e sostenere il cambiamento
- Formare i facilitatori: coinvolgere il corpo docente
- Comunicazione esterna: le famiglie come stakeholder
- Sostenibilità educativa: dall’emergenza all’eccellenza
#1 – Dal business alla classe: il design thinking per una scuola sostenibile – di Valerio Zafferani
Un anno fa, su queste pagine, iniziavamo un viaggio nella sostenibilità strategica d’impresa, esplorando come trasformare i costi in investimenti e i rischi in opportunità. Oggi, quel percorso trova la sua naturale evoluzione nel mondo dell’educazione, dove le stesse dinamiche sistemiche si manifestano con urgenza ancora maggiore. Se l’impresa del XXI secolo deve confrontarsi con generazioni diverse di stakeholder, la scuola si trova ad affrontare una sfida ancora più complessa: insegnanti Baby Boomers, Generazione X e Y che educano studenti nativi digitali della Generazione Z e Alpha, mentre i genitori tendenzialmente Millennials portano aspettative completamente nuove. Un ecosistema in cui il gap comunicativo non è più un problema di marketing, ma di sopravvivenza educativa.
Daniel Goleman ci ha insegnato con il suo ‘Intelligenza emotiva’ – prima pubblicazione del 1995 e pubblicato in Italia da Bur – Rizzoli nel 2011 – che il sequestro dell’amigdala blocca l’apprendimento. Quando uno studente si sente giudicato, incompreso o annoiato, il suo cervello emotivo prende il controllo e la corteccia prefrontale – sede dell’apprendimento razionale – si spegne. La lezione frontale con la disposizione dei banchi classica di circa 50 minuti, pensata per cervelli analogici, diventa tossica per menti che elaborano informazioni a velocità digitale. Il risultato? Una crisi di engagement che attraversa ogni ordine scolastico: studenti passivi, insegnanti frustrati, famiglie critiche. Per non parlare di situazioni che sfociano nell’aggressività che, per quanto sempre condannabili, sono un fenomeno che non possiamo non considerare. E, come accadeva nelle imprese che non riuscivano a coinvolgere le nuove generazioni di dipendenti, il rischio dell’abbandono degli studenti è piuttosto elevato.
Qui entra in scena il design thinking. La metodologia che ha rivoluzionato l’innovazione aziendale può, infatti, trasformare anche l’esperienza educativa. Non si tratta di applicare meccanicamente strumenti aziendali alla scuola, ma di adattare un approccio sistemico che mette al centro la persona: in questo caso lo studente. Le sei fasi del design thinking educativo diventano: 1) Comprendere senza giudicare i comportamenti degli studenti; 2) Osservare le dinamiche reali di classe, non quelle che vorremmo vedere; 3) Definire il punto di vista partendo dai bisogni autentici di apprendimento; 4) Ideare soluzioni creative co-progettate con gli studenti; 5) Prototipare nuovi format didattici testabili; 6) Testare e iterare basandosi sui feedback reali.
Proprio come nell’impresa sostenibile, anche la scuola ha bisogno di una bussola strategica. La matrice di materialità educativa – cuore pulsante di un processo di sostenibilità strategica – incrocia ciò che è pertinente per l’istituzione scolastica con ciò che è significativo per studenti e famiglie. Scopriremo che spesso gli insegnanti investono energie in aspetti che considerano importanti (disciplina, programmi, valutazioni) mentre gli studenti hanno inizialmente bisogni completamente diversi (senso di appartenenza, comprensione, rilevanza) con la diretta ricaduta di questi temi sui genitori, da un lato, e dirigenti scolastici, dall’altro. Esattamente come le aziende che scoprivano gap tra priorità interne e aspettative degli stakeholder. Nelle prossime uscite esploreremo insieme questo nuovo paradigma educativo attraverso una serie di articoli strutturati in quattro parti.
Non troverete qui la solita retorica sulla ‘scuola del futuro’ o sui ‘nativi digitali’. Come per la sostenibilità d’impresa, anche qui l’approccio è pragmatico: strumenti concreti, casi reali, risultati misurabili. L’obiettivo non è rivoluzionare tutto, ma applicare un metodo che ha già dimostrato la sua efficacia nel trasformare organizzazioni complesse. La scuola, come l’impresa sostenibile, deve passare da un modello centrato su se stessa a uno che genera valore per tutto il suo ecosistema. Solo così potrà attrarre i migliori talenti (docenti e studenti), innovare continuamente e costruire relazioni durature con le famiglie.
Il viaggio inizia qui. Il primo passo è sempre il più difficile: accettare che il mondo è cambiato e che anche la scuola deve trovare il coraggio di cambiare con esso. Ma prima di costruire soluzioni dobbiamo comprendere a fondo il problema. Nel prossimo articolo analizzeremo da vicino questo ‘patchwork generazionale’ che caratterizza le nostre classi: cinque generazioni diverse con linguaggi, aspettative e modalità di apprendimento completamente differenti. Solo mappando con precisione questo ecosistema potremo progettare ponti efficaci tra mondi che sembrano inconciliabili.
Prossimo articolo: #2 – Cinque generazioni in una classe: il patchwork educativo
Valerio Zafferani
ESG Innovation Manager per l’Umbria, consulente e formatore specializzato in sostenibilità strategica e design thinking. Dopo aver operato come imprenditore per 15 anni, ha canalizzato la sua attenzione per la sostenibilità focalizzandosi sulle politiche ESG e sull’innovazione organizzativa. Nel 2025 ha collaborato con il Gruppo Spaggiari di Parma nella formazione di insegnanti delle scuole primarie e secondarie sull’applicazione del design thinking alla didattica. È autore di ‘Quanto Basta’ (Intermedia Edizioni, 2021) e ‘Shift – Da costo a investimento: sostenibilità strategica per l’impresa del domani’ (Amazon KDP, 2025). Il suo prossimo libro ‘Rompitratta – Sull’abbracciare la complessità’ è in uscita nella primavera 2026. Ha conseguito la laurea in scienze dell’amministrazione presso l’università di Siena e ha completato tre master alla 24 Ore Business School: gestione e strategia d’impresa, marketing e comunicazione, HR e sostenibilità. È anchorman del programma YouTube ‘Un’ora con…’, dove intervista professionisti e imprenditori per promuovere la cultura aziendale e sociale.







