Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Alberto Pileri dedicato alle condizioni della cinta muraria storica di Collestatte. Un contributo che richiama l’attenzione sul tema della manutenzione e della tutela del patrimonio storico del borgo.
di Alberto Pileri
La cinta delle mura storiche esterne di Collestatte, realizzata in epoche diverse, dal Medioevo fino al XVII secolo, versa in condizioni molto critiche, sia dal punto di vista architettonico e strutturale sia sotto il profilo ambientale. Le fotografie scattate in questi giorni di caldo intenso restituiscono in modo chiaro la mancanza di cura e manutenzione, ordinaria e straordinaria, di alcuni tratti del lato est delle mura. Una situazione che, secondo quanto osservato, non è diversa anche sui lati sud, ovest e nord.
Si parte già dal cartello stradale che indica la località, ormai quasi illeggibile per la sporcizia, fino ad arrivare alla fitta vegetazione cresciuta ai piedi della scarpata e intorno alle mura, oggi in larga parte ricoperte dalle piante. Sono cresciuti anche alberi spontanei sul bastione e sul tratto di mura ricostruito negli anni ’70 del secolo scorso, quello adiacente al centro infanzia Valnerina.
L’ultimo intervento di pulizia risale al 2001, quando una ditta incaricata dall’Agenzia Forestale Umbra intervenne grazie all’interessamento di alcuni cittadini residenti e all’impegno di un ex dipendente del Comune di Terni, oggi in pensione. Fino al 2014 gli interventi di manutenzione venivano effettuati dal Comune di Terni utilizzando una piccola parte degli introiti derivanti dai biglietti d’ingresso della Cascata delle Marmore. Comune e Circoscrizione, allora, dedicavano attenzione alla cura e alla pulizia delle mura.
Con l’abolizione delle Circoscrizioni, a mio giudizio, è venuto meno uno strumento importante di partecipazione dei cittadini. I residenti dei centri storici delle antiche municipalità di Collestatte, Torreorsina, Papigno, Piediluco, Cesi e Collescipoli non hanno più una rappresentanza diretta. Sempre secondo la mia valutazione, su questi territori non ricadono i benefici delle risorse derivanti dai canoni idrici assegnati dalla Regione Umbria al Comune di Terni, così come degli introiti generati dalla Cascata delle Marmore non arriva neppure una ‘goccia’ alle comunità locali.
Nel frattempo la vegetazione continua a crescere, si infiltra tra le pietre delle mura storiche, il degrado aumenta e con esso il disagio e la rabbia dei residenti. Lo stesso stupore lo manifestano molti turisti che scelgono di soggiornare nelle case vacanza e nei b&b della zona: da una parte la bellezza di un borgo situato a pochi passi dalla Cascata delle Marmore, dall’altra le evidenti condizioni di abbandono di un patrimonio storico che meriterebbe ben altra attenzione.










