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Home » Rifiuti e ‘differenziata’: «Gestione sbagliata»

Rifiuti e ‘differenziata’: «Gestione sbagliata»

di Marco Torricelli
31 Ottobre 2015
in Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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del Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero
http://rifiutizeroumbria.blogspot.it/

In Umbria la raccolta differenziata (RD) aumenta ma nelle discariche si portano sempre più rifiuti, nel compost ci finisce di tutto, le discariche sono causa di inquinamento e multe della Comunità Europea.

Se ne deduce che la gestione dei rifiuti in Umbria è completamente sbagliata, infatti, mentre in tutta Italia con l’aumentare della RD le tariffe diminuiscono da noi accade il contrario, allora, forse, i dati della RD non rispondono al vero.

Questo, e tanto altro, è quanto i comitati umbri sostengono da decenni ed è anche il motivo per cui il Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero non è stupito per le recenti notizie relative all’indagine su Gesenu e Tsa.

Tanto per fare un esempio nel 2013 nell’Ati 2 (Perugia, comuni del Lago, assisano, tuderte) la RD dell’umido rappresentava il 42% della RD totale. A Pietramelina il 56% di questo umido veniva scartato e tornava in discarica.

Quindi il comune di Perugia riesce a riciclare solo il 37% del 59% di RD. A questo potremmo aggiungere che nell’impianto di Ponte Rio il 39% della RD multi materiale (plastica, vetro e metalli) diventa scarto il che praticamente dimezza la percentuale della RD dichiarata.

Ulteriori conferme di quanto diciamo siamo sicuri che verranno dalle indagini dalla magistratura. Quello che è incredibile è vedere gli amministratori umbri commentare questi fatti come se solo ora cominciassero a capire quanto stava accadendo sotto i loro occhi.

C’è però una cosa che non sembra abbiano ancora capito: questa non è solo un’indagine sulle presunte malefatte di Gesenu e Tsa ma è il verdetto che condanna la politica umbra sulla gestione dei rifiuti. Una politica troppo spesso più vicina al gestore che ai cittadini, una politica che troppo spesso ha preferito le scorciatoie che nella gestione dei rifiuti, come stiamo vedendo, non portano lontano.

Cosa dire, poi, degli impianti di trattamento per l’umido che stanno sorgendo in Umbria? Sono dimensionati per 370.000 tonnellate circa di potenzialità contro una produzione regionale di circa 100.000 tonnellate. Sarà un ulteriore regalo ai soliti noti che faranno arrivare rifiuti da fuori regione con altissimi guadagni e con tanti disagi per i cittadini?

Invece è proprio adesso il momento di un vero cambio di passo. Quando all’inizio di quest’anno contestavamo l’adeguamento del Piano Regionale dei Rifiuti la regione, con una certa dose di arroganza, non l’ha nemmeno portato in partecipazione. La verità è che in Umbria non serve un adeguamento di piano ma un nuovo Piano che partendo dalla strategia Rifiuti Zero punti all’azzeramento dei rifiuti da smaltire, non porti inquinamento e crei nuovi posti di lavoro.

Un sogno? No. Ormai ci sono realtà molto vicine a questo obiettivo e l’Umbria potrebbe seguirle, magari partendo dalla bozza di Piano che il nostro Coordinamento aveva lasciato all’allora Assessore Rometti, più di tre anni fa, e che è rimasto in un cassetto (o è finito nella raccolta differenziata della carta) senza che ci sia mai stata una risposta.

 

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