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Home » Perugia: «Monteluce, piazza sfregiata»

Perugia: «Monteluce, piazza sfregiata»

di Francesca Torricelli
30 Marzo 2015
in Attualità, Opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Piazza Monteluce

Piazza Monteluce

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Oltre un mese, denuncia Vanni Capoccia, fu inviata una lettera al vescovo ausiliario di Perugia nella quale gli si segnalavano le condizioni del sagrato di Monteluce, sperando che grazie a lui il parcheggio abusivo finisse invece, come dimostra la foto che un cittadino ha inviato, continua. A questo punto, dice Capoccia, «mi sento in dovere di rendere pubblica una lettera privata che speravo potesse servire a far finire questa situazione».

di Vanni Capoccia

della società del Mutuo Soccorso

Caro Vescovo Paolo,
alla riapertura di sant’Agata ho molto apprezzato ciò che lei ha detto sul bello che nei secoli s’è accumulato nelle chiese, su come aiuti i fedeli a sentirsi vicino a Dio ed elevi lo spirito di tutti quelli che lo guardano.

Una chiesa bella, sant’Agata, non solo per gli affreschi e gli arredi lignei di inizio novecento, ma anche per monsignor Luigi Piastrelli che l’ha tenuta per decenni; un prete che ha amato tanto la chiesa, l’arte, Perugia ed i giovani ai quali non ha mai mancato di parlare, anche nei periodi di gelo del suo sacerdozio.

Uno di questi, Gianfranco Maddoli, non so se direttamente o tramite amici più grandi come il magistrato Giorgio Battistacci, è diventato sindaco di Perugia e durante la sua amministrazione rifecero lo spazio davanti alla chiesa di Santa Maria di Monteluce. Pavimentato con mattoni rossi e marmo bianco, per ricordare la facciata bianca e rosa della chiesa, con al centro un cerchio di pietra rosa d’Assisi, vero e proprio artigianato artistico, che riprende il bellissimo rosone della facciata, lasciando i mattoni antichi davanti all’ingresso. Tutto protetto da fioriere.

Per lasciarlo ai pedoni e non farlo deteriorare, crearono, in un lato della piazza, una corsia per le autoambulanze del vicino Policlinico, in modo che non fossero costrette ad attraversarlo. Non un semplice slargo, quindi, ma un sagrato prodotto di una conoscenza, di una visione e di una manualità. Concepito come parte integrante della chiesa, ci ricorda che nei secoli passati, vi hanno posato i sandali le Damianite e che ora introduce ad una parrocchia. Un’opera figlia del ‘900 perugino che dialoga con la facciata della chiesa, senza farci a pugni, come spesso capita nel confronto tra antico e contemporaneo.

Andrebbe salvaguardata, invece viene abusivamente utilizzata come parcheggio. Un malcostume, già evidenziato pubblicamente più volte, esercitato su un bene pubblico e religioso che, credo, non possa lasciare indifferenti; sia perché da secoli è parte integrante della chiesa, sia perché come cosa bella unita alla chiesa e alle cose belle in essa contenute, eleva, come lei ha detto, lo spirito di tutti quelli che vedono e vivono quello spazio.

In fondo, basterebbe poco per rimediare a questa situazione. Fare ciò che è stato fatto per anni: tenere sollevato il paletto che impedisce l’ingresso delle auto nel sagrato ed abbassarlo solo per funerali e matrimoni. Considerato anche che, nei dintorni, ci sono posti per parcheggiare, ad esempio in via Agostino di Duccio da dove in un minuto si arriva alla chiesa. All’inizio di via Massari c’è un parcheggio con tanti posti liberi la domenica e da lì saranno due-trecento metri.

Insomma, un problema che si può facilmente risolvere con un po’ di buona volontà, tornando a fare ciò che era stato stabilito e guardando il bello che sta dentro e davanti alla chiesa di Monteluce con gli occhi ed il cuore, come lei ci ha fatto capire a sant’Agata.

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