di Giovanni Cardarello
Una saracinesca che cala lentamente su corso Cavour, a Foligno, e con essa un’epoca. Dopo decenni di attività e generazioni di piccoli serviti con cura, Play Baby, lo storico negozio di scarpe per bambini nel cuore della città della Quintana, ha avviato la sua chiusura definitiva con una svendita totale iniziata il 15 novembre. Lo riporta l’edizione oggi in edicola de ‘Il Corriere dell’Umbria’.
La chiusura di Play Baby è più di una semplice cessazione di attività commerciale; è un segnale tangibile e doloroso del declino del commercio tradizionale e, in parallelo, ha riacceso un confronto aspro sulla crisi del centro storico di Foligno. Per i folignati, scrive ancora ‘Il Corriere dell’Umbria’, Play Baby era un vero e proprio punto di riferimento affettivo. Non solo il luogo delle prime scarpette, ma un ‘rito’ dove l’acquisto era accompagnato da consigli sinceri e da un rapporto umano che le grandi piattaforme digitali non possono replicare. La parabola economica del negozio, tuttavia, è diventata insostenibile. Schiacciato dalla morsa della concorrenza online, dall’aumento dei costi di gestione e da un centro cittadino sempre meno frequentato.
Play Baby è solo l’ultima vittima di un fenomeno che sta colpendo tutte le attività storiche. Il settore dell’abbigliamento e delle calzature per bambini, un tempo considerato redditizio e sostenibile per il bisogno primario che soddisfa, si sta rapidamente spostando sulle piattaforme digitali, dove le famiglie cercano il prezzo migliore con un click. Una chiusura, quella di Play Baby, che peraltro arriva nel bel mezzo di una polemica accesa tra i rappresentanti del commercio e l’amministrazione comunale.
Come ricorda il quotidiano, Aldo Amoni, presidente di Confcommercio Foligno, è intervenuto con toni duri denunciando «una città che sta perdendo pezzi» e accusando l’amministrazione di non aver messo in campo misure adeguate né strategie efficaci per riportare vitalità nelle vie storiche. «Foligno non può permettersi di vedere chiudere una dopo l’altra attività simbolo della comunità», ha tuonato Amoni, chiedendo politiche serie e incentivi veri.
La risposta del sindaco di Foligno Stefano Zuccarini non si è fatta attendere. Il primo cittadino ha liquidato le affermazioni come «critiche strumentali», sottolineando come la crisi sia un fenomeno nazionale e strutturale che va oltre le capacità di risoluzione di una singola amministrazione comunale. Zuccarini ha ricordato gli interventi messi in campo dal Comune, dai contributi post-pandemia agli eventi di richiamo e alle politiche su viabilità e parcheggi. Amoni ha rilanciato, chiedendo non «miracoli, ma visione. E soprattutto ascolto». Il presidente Confcommercio ha ribadito l’urgenza di istituire un tavolo permanente sul futuro del centro storico, coinvolgendo tutte le categorie cittadine. Ma al netto delle responsabilità, la chiusura di Play Baby rimane un segnale visibile e preoccupante.






