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Home » Arrestato a New York: fissata una cauzione di 300 mila dollari

Arrestato a New York: fissata una cauzione di 300 mila dollari

di Simone Francioli
9 Gennaio 2022
in Apertura 5, Attualità
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
L'aeroporto Kennedy di New York e Filippo Bernardini

L'aeroporto Kennedy di New York e Filippo Bernardini

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Ci sarebbe un giovane di Amelia (Terni) dietro ad un giallo che da cinque anni tiene con il fiato sospeso il mondo dell’editoria mondiale: Filippo Bernardini, 29enne originario della cittadina umbra, è stato infatti arrestato a New York dall’FBI con l’accusa di essersi impossessato, in modo fraudolento, di romanzi inediti, finora mai pubblicati, di alcuni dei più noti scrittori degli ultimi anni.

Le accuse

Secondo quanto riportano venerdì diverse testate nazionali e internazionali, al giovane – una laurea in cinese, impiegato a Londra nell’ufficio diritti della Simon & Schuster (da dove è stato sospeso in attesa degli sviluppi della vicenda), una delle più grandi case editrici statunitensi – vengono contestati i reati di frode telematica, per il quale rischia una pena fino a 20 anni di carcere, e furto d’identità aggravato.

Arrestato in aeroporto

Il 29enne di Amelia – figlio del medico Piero Bernardini, già vice primo cittadino, assessore, segretario del Pd e candidato sindaco alle ultime elezioni comunali di Amelia – è stato fermato all’aeroporto internazionale John F. Kennedy, appena atterrato, e la notizia dell’arresto è stata resa nota da Damian Williams, procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York. «Bernardini avrebbe impersonato individui dell’industria editoriale per fare in modo che gli autori, incluso un vincitore del premio Pulitzer, gli inviassero manoscritti prima della pubblicazione a proprio vantaggio» ha affermato Williams, secondo quanto riporta TgCom24.

Le ipotesi

Margaret Atwood, Dan Brown, Sally Rooney ed Ethan Hawke alcuni fra i più importanti autori finiti nel mirino di Bernardini. Non è però ancora chiaro agli agenti dell’FBI cosa abbia spinto Bernardini ad impossessarsi dei manoscritti, in quanto al momento non sembra che dalle operazioni messe in pratica – attraverso almeno 160 identità false a lui riconducibili – abbia ricavato vantaggi economici o personali. C’è solo qualche ipotesi: mitomania, ossessione o ricerche di mercato. I furti avvenivano via mail e senza un apparente motivo: il giovane umbro impersonava professionisti dell’editoria per puntare su autori, agenti, editori e scout letterari.

Il modus operandi

Secondo quanto emerso e riportato dai media stranieri e italiani, Bernardini – almeno dal 2016 – per ottenere i manoscritti inviava e-mail fingendosi persone reali che lavorano nel settore dell’editoria, utilizzando nomi di dominio modificati. Per l’accusa ne avrebbe registrati più di 160, lasciando tra l’altro pochissime tracce online e facendo attenzione a non mettere il suo cognome sui vari account social, come ad esempio Linkedin. È qui che ha scritto di aver ottenuto la laurea in lingua cinese alla Cattolica di Milano ed un master all’university college di Londra.

Cauzione fissata a 300 mila dollari

Intanto il papà di Filippo, Piero, è volato negli States per incontrare il figlio e capire se e come sarà possibile ottenerne la scarcerazione. Al momento la difesa del 29enne è stata affidata all’avvocato Hannah McCrea e il giudice, che lo ha già sentito, ha fissato una cauzione – modalità prevista negli Stati Uniti – di 300 mila dollari. La ricerca di soluzioni sul piano legale, per una vicenda che non sembra avere al momento un movente di particolare rilievo o gravità, è appena iniziata.

L’aeroporto Kennedy di New York e Filippo Bernardini
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