Procedura di evidenza publbica per il rilascio delle concessioni di acqua minerale del Bacino Sangemini in arrivo. L’esecutivo Proietti ha approvato le indicazioni strategiche e gestionali per la predisposizione dell’avviso su proposta dell’assessore Thomas De Luca. Di mezzo ci sono anche Antiche Sorgenti Umbre-Fabia, Fonte Aura e Grazia Sorgenti di Acquasparta.

Si tratta della prima applicazione della nuova disciplina regionale (Legge regionale 7/2021) che introduce il metodo della gara pubblica per l’assegnazione delle risorse idriche minerali. «Con questo provvedimento definiamo un quadro chiaro e innovativo di criteri che mette al centro l’interesse pubblico, la dignità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Non stiamo solo assegnando una risorsa, ma stiamo tracciando il futuro industriale e sociale di un intero territorio, garantendo che lo sfruttamento di un bene comune porti benefici tangibili alla comunità umbra», sottolinea De Luca.

Ci sono alcuni ‘paletti’, in prima battuta la tutela occupazionale: «La procedura di gara – sottolineano da Perugia – prevederà clausole sociali vincolanti per garantire la stabilità occupazionale. Gli operatori economici dovranno impegnarsi a utilizzare tutti i lavoratori già impiegati dal concessionario uscente. Sono previsti inoltre meccanismi di premialità per le offerte che proporranno un ulteriore incremento dei livelli occupazionali. Poi la sostenibilità ambientale ed economia circolare. La Regione premierà i progetti volti alla riduzione dei rifiuti, con particolare favore per l’uso del vetro e l’introduzione del sistema del deposito cauzionale. Viene inoltre prevista la possibilità di un uso plurimo delle acque. E ancora il principio di equa remuneratività per l’Umbria».
Il nuovo concessionario inoltre «sarà tenuto a versare, oltre al diritto annuo di superficie, un corrispettivo commisurato al volume di acqua effettivamente utilizzata, secondo quanto stimato nel piano economico finanziario di offerta. Infine, l’unitarietà del Bacino: per garantire una gestione industriale efficiente e coerente, la procedura assicurerà l’unitarietà delle concessioni oggetto della gara».
«Ci sorprendono articoli pubblicati in cui la Regione finalmente annuncia la predisposizione dell’avviso relativo alla procedura di evidenza pubblica per il rilascio delle concessioni di acqua minerale del bacino Sangemini, sulla base della nuova legge regionale n. 7 del 2021», si legge in una nota dell’amministrazione comunale di San Gemini che ricorda di aver «più volte sollecitato ciò, visto che tali concessioni sono scadute il 31 dicembre 2024. Bene la tutela occupazionale ed il suo possibile incremento, bene la sostenibilità ambientale. Aggiungiamo anche di valutare il piano industriale che verrà proposto e che dovrà prevedere investimenti importanti e improrogabili, soprattutto sugli impianti e sull’efficientamento dei cicli di lavorazione, anche con la previsione dell’utilizzo del vetro». Ma la giunta regionale, continua la nota, «fa orecchie da mercante in merito al progetto Terme di San Gemini che per essere avviato ha bisogno della materia prima: l’acqua termale. Il bando di concessione dovrà prevedere che una porzione della risorsa idrica dovrà essere utilizzata per l’uso termale. Con una premessa e sottolineatura importante, ovvero che l’utilizzo di acqua da destinare alle terme non pregiudicherà mai e poi mai le attività di imbottigliamento delle acque Sangemini, Fabia, Grazie ed Amerino. Nei tempi di massima produzione dello stabilimento venivano imbottigliate circa 200 milioni di bottiglie. Oggi la produzione si attesta su un quantitativo di circa la meta. Auspichiamo che si torni su livelli massimi lasciando ampi margini per un incremento della produzione. Ma detto ciò, residuerebbe ancora abbondante acqua da destinare ad un progetto di sviluppo termale. Terme che porterebbero occupazione, sviluppo turistico, crescita economica. Un po’ di numeri per comprenderne la portata: 20 milioni di investimento, 50 occupati oltre l’indotto, 120 mila presenze turistiche l’anno».

Anche il sindaco di San Gemini, Luciano Clementella, interviene evidenziando che «la giunta regionale chiude pregiudizialmente le porte al progetto Terme, rifiutando ogni confronto.Sono mesi e mesi che cerco un incontro, una riunione congiunta con la presidente Proietti, l’assessore De Luca, l’assessore Meloni, i dirigenti regionali per affrontare insieme il tema bando concessione delle acque minerali in modo da prevedere anche un utilizzo termale per avviare a fianco della società di imbottigliamento, un progetto Terme con enormi ricadute economiche, turistiche ed occupazionali. Naturalmente sostenendo la ripresa, lo sviluppo e il potenziamento di quella che è l’attività di imbottigliamento. Il progetto Terme potrebbe essere fortemente sinergico con la parte industriale e non conflittuale. Nulla di fatto però, queste richieste continuano ad essere ignorate e viene ignorato lo sviluppo del territorio e, purtroppo, quello della regione».

«In merito alla nota diffusa dal sindaco Luciano Clementella sulla decisione della Regione Umbria di approvare i criteri per l’avvio delle procedure di evidenza pubblica relative alle concessioni delle acque minerali del bacino di San Gemini – scrive Diego Diomedi, consigliere comunale del Movimento 5 stelle a San Gemini – è opportuno fare alcune precisazioni». Prima di tutto «va ricordato che le concessioni risultano scadute nel 2024 e che l’attuale giunta regionale si è insediata proprio nel dicembre dello stesso anno. Rispetto alle dichiarazioni del sindaco, secondo cui la giunta regionale farebbe ‘orecchie da mercante’ sul progetto delle Terme di San Gemini, nell’ultimo consiglio comunale a San Gemini, rispondendo ad alcune mie domande, affermava che: “Ci sono continue interlocuzioni su questo tema, eravamo alla BIT proprio perché anche in quella sede c’è stato un incontro con l’assessore deputato Simona Meloni, assessore al turismo”. Oggi invece lamenterebbe una distanza tra Comune e Regione, in riferimento a un progetto privato che potrebbe nascere se parte delle concessioni prevedessero l’indirizzo termale».
Per Diomedi «risulta essenziale chiarire poi che l’acqua San Gemini non è un’acqua destinata a uso termale da contatto. Non è un’acqua ‘per fare il bagno’, ma un’acqua minerale da bere. Il progetto storico, su cui si fonda la fama e l’ex parco della Sangemini, prevedeva cure idropiniche, dunque cure relative all’assunzione di acque minerali per via orale. Per questo motivo ritengo che vada preservata e valorizzata per l’uso per cui è conosciuta nel mondo, evitando di disperdere una risorsa così importante in utilizzi che non appartengono alla sua vocazione naturale. Queste osservazioni non sono nuove. Le ho già espresse chiaramente durante l’ultimo consiglio comunale, quando ho chiesto delucidazioni sulle numerose attività di comunicazione e promozione dedicate al progetto delle Terme di San Gemini, tra cui anche la recente presenza alla BIT, dove il sindaco ha presentato per l’ennesima volta pubblicamente questa iniziativa. A maggio sono due anni che parlano di questo possibile investimento privato. Si tratta di un progetto che, allo stato attuale, appare legato a una serie di condizioni e ipotesi. Se un’azienda privata intende investire sul territorio realizzando un parco termale, è naturalmente libera di farlo. Tuttavia, le concessioni di cui si discute sono legate all’imbottigliamento dell’acqua minerale, e la priorità deve essere quella di preservare e garantire continuità all’azienda storica del nostro paese, che rappresenta da sempre un pilastro economico e identitario per San Gemini. L’azienda Sangemini deve continuare a vivere e, anzi, deve essere messa nelle condizioni di crescere».
Per quanto riguarda «il presunto ‘pregiudizio’ della Regione nei confronti del progetto termale, i fatti raccontano altro. Risulta che ci siano stati incontri e momenti di confronto istituzionale, tra cui una riunione in Prefettura alla presenza del sindaco, del prefetto, dei sindacati e dell’assessore regionale Thomas De Luca. In quella sede l’assessore ha chiarito in modo netto che non è possibile procedere allo scorporo delle concessioni o a dedicare parte di esse per un uso termale. Si tratta di una posizione tecnica e amministrativa, non di una chiusura ideologica. Tutti auspichiamo nuove opportunità e ricadute economiche per il territorio. Ma prima di immaginare nuovi scenari, è necessario proteggere e rafforzare ciò che già esiste. E nel caso di San Gemini questo significa, prima di tutto, difendere e valorizzare la sua risorsa più preziosa: l’acqua minerale da bere. In chiusura, un’ultima precisazione. Nella delibera regionale viene non solo consentito l’uso plurimo della risorsa – conclude il consigliere del M5s – citando espressamente quello termale, ma questo viene indicato come elemento premiale. Ciò su cui la Regione è stata e sarà sempre irremovibile è lo scorporo della concessione, che metterebbe a rischio la continuità produttiva e perfino la chiusura dell’azienda».






