di Giovanni Cardarello
Un sabato pomeriggio di sano sport e di passione per il calcio si è trasformato in un incubo per un giovane arbitro umbro, per via dell’ennesimo e assurdo episodio di violenza fuori dal campo. Un episodio che scuote, dalle fondamenta, il calcio locale e in particolare la comunità del calcio giovanile. A subire il grave episodio, un arbitro di appena 18 anni, aggredito brutalmente al termine della partita del campionato regionale Juniores A2, Trevana 2020-Olimpia Umbria che vedeva in campo ragazzi di età compresa tra i 17 e i 19 anni.
L’aggressione è avvenuta all’esterno della struttura sportiva di Borgo Trevi, dove si era appena conclusa la partita terminata 4 a 1 in favore degli ospiti. A quanto riferisce il quotidiano ‘Il Messaggero Umbria‘ in un articolo a firma di Giovanni Camirri, sembra che la tensione, già alta in campo durante il secondo tempo, sia degenerata in un atto di pura violenza a mente fredda. Il tutto, come accennato, si è consumato a fine gare mentre il giovane arbitro, accompagnato dalla madre, si accingeva a salire in auto. In un attimo, il direttore di gara è stato raggiunto da un pugno violento alla testa. L’impatto è stato talmente forte da fargli sbattere il capo contro la vettura, lasciandolo sotto choc.
A peggiorare il quadro, la testimonianza di un dirigente dell’Olimpia Umbria che, intervenuto per difendere il giovane arbitro, sarebbe stato a sua volta raggiunto da minacce verbali da parte degli aggressori, in una dinamica di vera e propria intimidazione. Subito dopo l’aggressione, il direttore di gara 18enne è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Foligno dove è stato medicato, refertato e fortunatamente dimesso nella serata di sabato. Ma l’episodio, inevitabilmente, lascia il segno. Sul posto, scrive ancora ‘Il Messaggero‘, è intervenuto nell’immediatezza il presidente della sezione di Foligno dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri, Stefano Camilli, che ha accompagnato il giovane direttore di gara aggredito in ospedale, offrendo al tempo stesso il primo supporto morale e istituzionale.
Quanto accaduto è stato subito definito da Camilli – come riportato da ‘Il Messaggero‘ – «un episodio gravissimo di violenza nello sport giovanile» ed è già passato al vaglio del giudice sportivo, chiamato a prendere decisioni coerenti con i fatti accaduti. Nel frattempo le reazioni di condanna non si sono fatte attendere, a partire dal presidente della Trevana 2020, Daniele Cecilia: «Siamo a prendere le distanze da quanto accaduto al termine della partita. Atti di violenza che nulla hanno a che fare con il calcio. Se dovessero emergere responsabilità non faremo sconti a nessuno». Cecilia ha anche indetto una riunione urgente per fare piena luce sull’episodio, per chiarire se siano o meno coinvolti tesserati della propria società.
Anche l’assessore allo sport del Comune di Trevi, Mirko Menicacci, peraltro un ex arbitro, ha espresso totale solidarietà con un post comparso sul proprio profilo Facebook. «A questo ragazzo – scrive Menicacci – da assessore allo sport, da ex-arbitro di calcio, da cittadino e da padre va tutta la mia solidarietà: si tratta di un giovane come gli stessi calciatori, che ha scelto di impegnarsi e di mettersi al servizio del gioco». E ancora: «Se mi sarà data la possibilità, vorrò portare, nei prossimi giorni e di persona come assessore allo sport, la vicinanza di tutta la città di Trevi al giovane arbitro». Parole importanti anche per Daniele Cecilia e lo staff che guida la Trevana 2020, verso cui «voglio esprimere stima, ringraziamento e solidarietà».
«Vedo, pressoché quotidianamente, come stanno affrontando la gestione di una società di calcio – scrive ancora l’assessore allo sport di Trevi -. Le difficoltà sono tante, di diversa natura. In modo particolare voglio sottolineare l’importanza della finalità sociale della loro azione e l’attenzione puntuale che stanno dando alla diffusione dei valori nobili dello sport, con atti pratici e costanti: il fair play, l’etica della responsabilità, il rispetto dell’avversario, lo sviluppo di un sano e giusto senso della competizione, lo stimolo a sviluppare una nuova cultura dello sport. Per questo posso comprendere ancora di più l’amarezza per quello che è successo».






