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Home » Cannara, trovata una tartaruga azzannatrice

Cannara, trovata una tartaruga azzannatrice

di Simone Francioli
24 Giugno 2021
in Ambiente e salute, Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Particolare ritrovamento in un laghetto privato di Cannara, dove i carabinieri forestali del nucleo Cites, su segnalazione di un cittadino hanno sequestrato un esemplare di Chelydra serpentina, anche come conosciuto come tartaruga azzannatrice. Con un carapace di 25 centimetri, l’animale presentava già una taglia importante, segnale – riferiscono i forestali – di un lungo tempo in cui ha potuto esercitare la sua voracità nell’habitat locale privo di specie antagoniste per lei. Può rappresentare un pericolo anche per la Emys orbicularis, unica specie autoctona di tartaruga d’acqua.

Le caratteristiche e i pericoli

La tartaruga azzannatrice è piuttosto aggressiva quando è fuori dall’acqua. Ha un corpo robusto, una lunga coda, muscoli del collo particolarmente sviluppati, che le consentono di sferrare abili morsi. Ha una struttura ossea mascellare – ‘becco corneo’ – che le consente di sferrare morsi potenti e pericolosi anche per l’uomo, potendo amputare di netto le falangi delle dita. In Italia ne è vietata la vendita e la detenzione in quanto specie ricompresa tra quelle, di cui al decreto ministeriale 19.4.1996, considerate pericolose per la salute e la pubblica incolumità: introdotte illegalmente vengono poi abbandonate in natura una volta cresciute e diventate difficili da gestire.L’esemplare, in buone condizioni, è stato affidato in custodia all’erpetologo Carlo Guidi dello Zooproject di Perugia, una delle poche strutture in Italia autorizzata alla detenzione di rettili pericolosi. «Il ritrovamento sempre più frequente di tartarughe azzannatrici nei nostri corsi d’acqua – riferisce Guidi – dimostra quanto sia facile l’adattamento di questi animali di origine Nord Americana al nostro ambiente. Sono in grado di fare letargo e quindi superare bene i nostri inverni. La Chelydra serpentina può raggiungere i 70 centimetri di carapace e qualche decina di chili di peso. Ogni volta che si introduce un essere vivente non autoctono in un ambiente si va a rompere il delicato equilibrio che esiste all’interno di qualsiasi ecosistema. Sarebbe auspicabile ‘bonificare’ i nostri territori da questi animali, combattere la detenzione illegale per salvaguardare le popolazioni autoctone di pesci, anfibi, rettili ed anche uccelli».

I precedenti

In Umbria non è il primo rinvenimento, un esemplare venne recuperato già nel 2010 ad Otricoli ed un altro nel 2012 a Gubbio. È importante recuperare eventuali altri esemplari, per metterli in condizioni di sicurezza conferendoli a strutture idonee individuate dal ministero dell’Ambiente. In caso di avvistamento prestare molta attenzione, evitare iniziative di recupero e segnalare il tutto prontamente ai carabinieri forestali. Ma l’indicazione più importante è quella di non acquistare animali pericolosi e vietati.

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