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Home » Cessione Perugia: scade l’ultimatum e la trattativa rallenta. Cosa succede adesso

Cessione Perugia: scade l’ultimatum e la trattativa rallenta. Cosa succede adesso

Il fondo internazionale chiede più tempo per valutare il quadro debitorio. Il club intanto vara un piano di austerità per garantire le prossime scadenze

di Redazione
30 Giugno 2026
in Calcio, Sport
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Giovanni Cardarello

Nessun naufragio, ma una brusca frenata sul futuro del Perugia Calcio. La complessa trattativa per la cessione della società biancorossa non è saltata, ma subisce un sensibile rallentamento. L’accordo con il fondo internazionale richiede ulteriori approfondimenti e, dopo una serie di interlocuzioni tra le parti, il dialogo prosegue senza interruzioni. La necessità di conciliare le rispettive esigenze sui tempi ha però allungato l’iter. Un rallentamento che non mette definitivamente in discussione l’operazione, ma ne rinvia inevitabilmente i passaggi decisivi. Nel frattempo, per non farsi trovare impreparato, il Perugia ha deciso di attivare il ‘piano B’: una strategia di transizione improntata a una gestione finanziaria rigorosa, in attesa dell’eventuale firma definitiva.

I motivi del rallentamento: la distanza sui tempi e i nodi della due diligence

Lo slittamento dell’ultimatum e il rinvio della presentazione dell’offerta sono dovuti soprattutto a una diversa valutazione delle tempistiche per il trasferimento delle quote del club, più che a una reale divergenza sul valore complessivo dell’operazione. Da un lato, la dirigenza biancorossa spingeva per accelerare il percorso, preoccupata dal rinvio dell’offerta formale e irrevocabile e dall’avvicinarsi delle scadenze federali. A questo proposito il direttore generale Borras, per conto del presidente Faroni, aveva inizialmente fissato alle ore 19 del 30 giugno il termine entro il quale ricevere una risposta definitiva, oltre il quale la trattativa avrebbe subito una brusca battuta d’arresto.

Dall’altro lato, il fondo internazionale ha ribadito la volontà di portare a termine l’operazione, contestando però la necessità di comprimere eccessivamente i tempi. Nel corso della due diligence sarebbero infatti emersi alcuni elementi che consigliano maggiore prudenza nella valutazione dell’acquisizione. Secondo i potenziali acquirenti, i giorni concessi per analizzare un’operazione di questa portata – che prevede un piano di investimenti molto significativo nei primi due anni e mezzo – non erano sufficienti per completare tutte le verifiche necessarie. Per questo il fondo ha scelto di non presentare immediatamente l’offerta irrevocabile senza però interrompere il dialogo, chiedendo invece più tempo per definire una proposta corredata da tutte le garanzie richieste.

Le cifre sul tavolo

Il confronto continua a poggiare su parametri economici ben definiti, che restano validi ma richiedono una precisa quadratura tecnica sotto il profilo delle coperture finanziarie. A fronte dell’attuale esposizione debitoria del club, l’offerta del fondo internazionale dovrebbe attestarsi tra sei e sette milioni di euro. Una cifra che consentirebbe di coprire integralmente le passività e di garantire anche un margine minimo ai venditori. Lo slittamento richiesto dal fondo serve proprio a definire gli aspetti tecnici relativi alle modalità di copertura della massa debitoria in vista delle imminenti scadenze federali, a partire dalla fideiussione integrativa.

Il ‘piano B’: austerità per superare la fase di transizione

Con il prolungarsi dei tempi della trattativa, l’attuale proprietà è costretta a varare un piano d’emergenza per garantire la continuità aziendale e affrontare senza criticità la prima parte della stagione. Non si tratta di un addio ai potenziali acquirenti, ma di una scelta obbligata di autofinanziamento per evitare rischi sotto il profilo regolamentare. La parola d’ordine diventa quindi austerità. Il piano prevede un’immediata riduzione dei costi operativi e delle spese non strettamente indispensabili al funzionamento del club. Parallelamente, la società sarà costretta a cedere gli elementi di maggior valore della rosa per generare liquidità e plusvalenze. I proventi delle cessioni saranno destinati integralmente al pagamento degli stipendi correnti e alla copertura delle fideiussioni obbligatorie.

Il fattore rischio

Si tratta di una strategia di mera transizione che espone il club a un rischio elevato nel medio periodo qualora il closing dovesse slittare ulteriormente. Senza l’ingresso dei capitali del fondo o l’attivazione di sponsorizzazioni di primissimo piano, il Perugia potrebbe infatti trovarsi privo della liquidità necessaria nel corso della stagione. La speranza dell’ambiente biancorosso è che questa fase di spending review abbia una durata limitata e che il tempo supplementare richiesto dal fondo conduca, finalmente, alla fumata bianca.

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