di Leonardo Missinato Felici
Forza Italia Giovani Umbria – Responsabile affari esteri e politiche dell’Unione Europea
Siamo arrivati a un punto in cui la verità sembra quasi dare fastidio. Da mesi assistiamo a una tragedia che non ha giustificazioni e non serve più girarci intorno: quello che fino ad ora è accaduto in Palestina è stata una catastrofe. La follia di Netanyahu è una vergogna per la democrazia e per l’intero mondo libero. Ha superato ogni limite umano, calpestando la dignità di un popolo e stravolgendo il significato stesso della parola ‘difesa’.

Dire questo non significa chiudere gli occhi davanti al terrorismo, quello vero: quello di Hamas. Perché Hamas non è la Palestina. Hamas non rappresenta un popolo, ma un’ideologia di morte. È Hamas che il 7 ottobre ha compiuto un massacro di civili innocenti, entrando nelle case, uccidendo intere famiglie, assassinando bambini e anziani, bruciando vivi i loro corpi e sequestrando centinaia di ostaggi. È Hamas che da anni lancia razzi indiscriminati verso città israeliane, colpendo scuole, ospedali e quartieri abitati. È Hamas che usa i civili come scudi umani, che costruisce tunnel sotto le case e gli ospedali, trasformando la sofferenza del proprio popolo in una strategia militare. Chi fa questo non difende la Palestina, la tradisce. E il terrorismo, da qualunque parte venga, si condanna senza ma e senza se.
Condannare Hamas non significa essere contro i palestinesi, significa essere dalla parte dell’umanità, della vita e della verità. E quando sento una rappresentante dell’ONU come Francesca Albanese dire che «i terroristi di Hamas vanno compresi», resto sinceramente senza parole. Non c’è nulla da comprendere in chi trasforma l’odio in ideologia. La verità è che in questa vicenda vedo due mondi diversi: da una parte chi lavora davvero per la pace, chi agisce in silenzio, chi porta aiuti, chi rischia la propria vita per salvare quella degli altri, chi manifesta democraticamente e pacificamente; dall’altra chi usa la tragedia per fare propaganda, per dividersi, per urlare più forte degli altri senza proporre nulla di concreto, chi incendia e vandalizza le auto, chi cerca solo scontri con le forze dell’ordine e sta lì solo per creare sommosse e panico generale.
E sì, anche la tanto osannata ‘flottiglia’ è stata per me una grande pagliacciata. Nata con un nobilissimo obiettivo, per il quale ero molto speranzoso ed entusiasta ma, trasformatasi poi in festa e strumentalizzazione politica, è diventata un simbolo di ipocrisia. Non potevano entrare persone con un pensiero diverso dal loro; non ha portato risultati reali, ma ha mostrato l’ipocrisia di chi si crede custode della giustizia e invece caccia una giornalista solo perché non si allinea. Questo non è spirito di pace, è chiusura mentale.
E ora, dopo che è stato raggiunto un primo accordo per la pace tra le parti, con il coinvolgimento di Trump, del governo israeliano e persino di Hamas, mi chiedo: perché una certa sinistra continua a criticare e a polemizzare su tutto? Ho visto video di famiglie palestinesi che tornano a ridere, bambini che giocano tra le macerie non per scappare dalle bombe, ma perché sentono la speranza di poter rinascere, di ricominciare, di credere che finalmente la guerra possa finire. Se anche loro trovano un motivo per rasserenarsi, che senso ha continuare a screditare chi tenta di fermare il sangue?
A volte sembra che qualcuno non voglia la pace, trasformandosi lui in un complice al genocidio, che vorrebbe ancora solo un po’ di guerra per poter manifestare il venerdì o perché no anche di lunedì solo per farsi un weekend più lungo. E chi si comporta così non aiuta nessuno, anzi: alimenta il dolore che dice di combattere. Serve tornare al rispetto, quello vero: per chi soffre, per chi lavora, per chi costruisce, per chi crede nella vita anche in mezzo alle macerie. E serve ricordare che l’Italia è stata e continua a essere tra i Paesi che più hanno contribuito agli aiuti umanitari per la Palestina, non con slogan, ma con azioni concrete. Questo va detto con orgoglio.
E a chi continua a confondere tutto, dico una cosa chiara: paragonare la resistenza palestinese a Hamas è una delle più grandi falsità della storia. È come attribuire la Resistenza ai nazisti. Un insulto alla memoria, alla verità e al buonsenso. Io non parlo per convenienza o appartenenza politica. Parlo per coscienza, per senso di giustizia e per rispetto della verità. E la verità è che un popolo intero non può essere cancellato nel silenzio generale. Serve coraggio per dirlo, ma soprattutto serve umanità per capirlo.






