di Giovanni Cardarello
L’Umbria si scopre sempre più calda e meno ‘vivibile’ dal punto di vista climatico. È questo il verdetto che emerge dall’aggiornamento decennale dell’indice del clima de ‘Il Sole 24 Ore‘, realizzato su dati 3bmeteo relativi al periodo 2015-2025 pubblicato dal quotidiano di Confindustria.
I dati
Se a livello nazionale Bari conquista lo scettro di città con il miglior clima, il ‘cuore verde’ d’Italia mostra segni di profondo affanno, con una spaccatura netta tra i due capoluoghi: se Perugia riesce a restare a galla, Terni sprofonda nelle ultime posizioni della classifica nazionale. Nel ranking complessivo che mette in fila i 107 capoluoghi di provincia italiani, Perugia si piazza in una posizione ancora dignitosa, occupando il 21° posto con un punteggio di 660,3. Ma la performance del capoluogo umbro è influenzata negativamente dai picchi di calore e da una ventilazione estiva quasi assente.
La situazione si fa decisamente drammatica per Terni, che si conferma una delle zone climaticamente più difficili dell’intera Penisola. La città dell’acciaio si posiziona infatti al 106° posto, risultando penultima in assoluto e precedendo soltanto Belluno. Terni, spiega ‘Il Sole 24 ore‘, paga duramente la propria conformazione geografica: la Conca agisce come una vera e propria ‘trappola termica’, impedendo il ricircolo d’aria e trattenendo l’afa durante i mesi estivi.
Terni maglia nera
Analizzando i dettagli del report, i numeri per il capoluogo di provincia meridionale sono impietosi. Terni è infatti maglia nera per quanto riguarda le ondate di calore, posizionandosi all’ultimo gradino della classifica nazionale (107° posto) a causa dell’altissima frequenza di giorni consecutivi con temperature sopra i 30 gradi.
Ancora più preoccupante è il dato sul caldo estremo: con una media di ben 47,5 giorni l’anno in cui il termometro supera la soglia critica dei 35 gradi: la città non ha rivali in negativo in Italia. A questo quadro si aggiunge un elevato indice di calore, che misura il malessere fisico percepito dalla popolazione a causa dell’umidità, rendendo la vivibilità urbana estremamente faticosa durante la stagione calda.
Perugia si difende
Per quanto riguarda Perugia, il capoluogo riesce a difendersi meglio grazie soprattutto alla sua altitudine, che garantisce un parziale sollievo notturno e temperature medie meno soffocanti rispetto alla pianura ternana. Ma anche il capoluogo regionale deve fare i conti con segnali di cambiamento preoccupanti. La città soffre infatti di una cronica mancanza di ventilazione; i dati sulla brezza estiva vedono Perugia confinata nelle retrovie (105° posto) con una velocità media del vento di soli 3 nodi nei mesi caldi.
A compensare parzialmente questi deficit è l’ottimo dato sull’irraggiamento solare, parametro in cui la città brilla e che contribuisce in modo decisivo a mantenerla nella parte alta della graduatoria generale, nonostante l’aumento dei giorni caratterizzati da anomalie termiche.
Italia riscaldamento medio di +1,8 gradi
Tra il 2010 e il 2025 l’Italia ha visto salire la ‘febbre’: +1,8°C di riscaldamento medio, con il centro Italia in prima linea. L’Umbria, un tempo rifugio di frescura tra i colli, sta perdendo i suoi tratti distintivi a causa della siccità e dell’aumento delle notti afose, dove il termometro non scende mai sotto i 20°C. Le rilevazioni del 2026 descrivono uno scenario inedito: la regione è diventata una vera ‘bolla di calore’ che trova nel territorio di Terni il suo epicentro più opprimente.






