Prosegue il monitoraggio sul patrimonio storico artistico da salvare in Valnerina da parte dello storico e scrittore ferentillese Carlo Favetti. Altra opera meritevole di attenzione è un dipinto che si trova nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella frazione di Colle Olivo. «Prima di soffermarci nel descrivere il quadro e la sua raffigurazione – riferisce Favetti – è doveroso parlare a sommi capi del piccolo borgo quasi disabitato che si erge sullo scrimo roccioso di monte Sant’Angelo. Colle Olivo è una villa agricola che negli anni passati, assai popolosa, basava la sua economia sulla coltivazione degli ulivi disposti su terrazzamenti, vista la ripidità del colle».
«Oggi le abitazioni – prosegue – per la quasi totalità sono state recuperate mantenendo intatte la caratteristiche architettoniche originali. Fu un luogo nei secoli passati di insediamenti, come è dimostrato dalla presenza di eremi. Ad esempio quello dedicato a Sant’Angelo, oggi rudere situato in cima al colle sopra l’abitato. Altro eremo è quello che porta il nome di Sant’Egidio, situato in una incastonatura della parete rocciosa nel canalone del fosso di Riti».
Tornando alla chiesetta trecentesca di Colle Olivo, avvolta nel suo silenzioso misticismo tra alberi di leccio, bosso, agrifoglio, corbezzolo, questa presenta una «facciata a capanna, campaniletto a vela con due fornici, oculo centrale e portale arcuato. L’interno ad unica navata, ha subìto vari rimaneggiamenti nel corso degli anni, ma ciò che più a noi dispiace sono stati i continui furti ed espoliazioni avvenute nel corso del tempo. Rimane in bella vista la statua del patrono San Michele, ex dono della famiglia Scorsolini». Circa la tela, osserva Favetti, questa «si trova in pessime condizioni. Da un primo esame possiamo individuare due figure in primo piano: a sinistra una santa avvolta in un manto rosso che tiene con la mano destra la palma del martirio; a destra appare un santo con la folta capigliatura e barba scura. Con la mano destra regge un bastone, mentre indossa una specie di saio. In alto due angeli in volo che sovrastano i due santi, mentre sul fondo, in basso, serpeggia la coda di un drago. Ciò fa presupporre che nel dipinto era raffigurato anche l’Arcangelo Michele, titolare della chiesa. La figura maschile potrebbe essere attribuita all’eremita Sant’Egidio: bastone, saio, barba e capelli incolti; la figura femminile mostra le caratteristiche comuni a Sant’Agata: palma del martirio e manto rosso che la avvolge. Tuttavia – conclude lo storico – la tela del XVII secolo meriterebbe un recupero urgente in quanto, a come risulta, è l’unica opera preziosa che ancora è presente nella chiesa. Gli abitanti fanno appello alle autorità competenti affinché tale patrimonio possa essere restituito, dopo un attento recupero, al suo originario splendore».






