di Giovanni Cardarello
Non si può ancora scrivere la parola fine su una spiacevole vicenda amministrativa che riguarda alcuni i consiglieri regionali dell’Umbria di Partito Democratico, Lega e Gruppo Misto in carica nella scorsa legislatura. La legislatura del quinquennio che va dal 2019 al 2024, anni nei quali il Presidente della Regione Umbria era l’esponente della Lega Donatella Tesei.
La vicenda, ricordiamo, ha preso le mosse da un’indagine della Corte dei Conti dell’Umbria, sezione controllo, la quale dopo una verifica contabile ha chiesto a Lega, Partito Democratico, Forza Italia e Gruppo Misto di restituire circa 86.000 euro. Rispettivamente 54.185 la Lega, 9.000 il PD, 16.123 Forza Italia e 6.852 il Gruppo Misto. Le cifre sono afferenti ai rendiconti del 2024.
A distanza di 4 mesi dal primo pronunciamento tre delle quattro forze politiche coinvolte si sono rivolte alla Sezione riunita in Speciale composizione della Corte dei Conti ed hanno presentato un ricorso per far valere le proprie ragioni. Lo riporta, con dovizia di particolari, l’edizione oggi in edicola della Nazione Umbria.
Il capitolo più importante è quello relativo alla Lega, la formazione che, come accennato, esprimeva la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, finita nel mirino dei giudici contabili per le spese relative al contenzioso con un ex dipendente del gruppo e per le prestazioni di un giornalista.
Ex dipendente che, sempre secondo quanto riferisce la Nazione, si era occupato «occasionalmente, di questioni personali del presidente del gruppo (Stefano Pastorelli, passato ad aprile 2024 a Forza Italia) come acquisto e recapito di un’automobile, gestione delle pratiche relative da sbrigare al Pra; spedire raccomandate personali, chiusura di un allaccio alla luce elettrica, inviare moduli per la richiesta di presidi medici; effettuare ricariche telefoniche per uno dei figli del presidente».
Il collaboratore, a seguito della risoluzione del contratto a tempo determinato, si è rivolto alla Sezione Lavoro del Tribunale Civile ed ha ottenuto soddisfazione vedendosi riconosciuto un rimborso pagato con una transazione. Il nodo però, scrive sempre La Nazione, “è che le spese ‘non ammissibili’ per la Corte dei Conti sono proprio quelle con cui la Lega ha risarcito il collaboratore, pagato i relativi contributi previdenziali e un avvocato per far fronte alla questione».
A margine della contestazione della Corte dei Conti anche la vicenda di due iPhone scomparsi nel nulla e la cui «Documentazione agli atti non dà conto delle ragioni per le quali il dichiarato smaltimento sia stato effettuato autonomamente e non si sia, invece, proceduto secondo le disposizioni che prevedono che ’i beni non più idonei all’uso sono affidati all’Assemblea legislativa».
Nel caso del Partito Democratico la contestazione è relativa ad una discrepanza tra le somme dichiarate e quelle effettivamente versate per le ritenute fiscali previdenziali dei consulenti, somme che paradossalmente sono più alte quelle versate. E per quelle relative alla gestione dei canali social del gruppo politico. Il gruppo misto della vecchia legislature, infine, deve restituire cifre in capo all’attività giornalistica. La pronuncia della Sezione riunita in Speciale composizione della Corte dei Conti si esprimerà entro 10 giorni.






