di Giovanni Cardarello
È un quadro in chiaroscuro, ma con una netta linea di demarcazione politica e territoriale, quella che emerge dall’edizione 2026 del Governance Poll, lo storico monitoraggio annuale sul gradimento dei sindaci realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore. In Umbria, il confronto a distanza tra le due principali realtà comunali premia la tenuta di Stefano Bandecchi a Terni, mentre fa registrare un brusco stop per Vittoria Ferdinandi a Perugia.
Il sondaggio di quest’anno fotografa una tendenza nazionale impietosa: fare il sindaco in Italia è diventato un mestiere ad altissimo rischio di logoramento. Ben due primi cittadini su tre, (il 66,3% rispetto al 58,7% dello scorso anno), scrive Antonio Noto a commento dell’analisi, vedono diminuire il proprio consenso rispetto al giorno delle elezioni. I sindaci, intesi come l’anello più esposto delle istituzioni sul territorio, si trovano a fare da veri e propri ‘parafulmini’ sociali per ansie e problematiche collettive che spesso esulano dalle loro reali competenze, come la sicurezza, il carovita e la marginalità urbana. In questo scenario di generale raffreddamento della fiducia, i dati umbri assumono una rilevanza politica notevole.
Mettendo a specchio le due principali realtà dell’Umbria, i numeri del Governance Poll 2026 certificano una forbice netta sia nelle posizioni di classifica che nella dinamica del consenso. Da un lato c’è Terni, con Stefano Bandecchi che si piazza esattamente a metà del tabellone nazionale, occupando la 50ª posizione. Il sindaco ternano, forte del suo blocco civico, si attesta al 53% di gradimento, mostrando una flessione minima rispetto al 54,6% ottenuto nelle urne e al 55% registrato lo scorso anno. Un divario negativo complessivo di appena l’1,6% che, nel clima attuale di forte usura dei primi cittadini, equivale a una promozione a pieni voti sul fronte della resilienza politica.
Trenta gradini più sotto, all’80° posto della classifica, si consuma invece la frenata di Perugia. Vittoria Ferdinandi, che nel 2024 era stata eletta sull’onda di un travolgente 52,1% per il centrosinistra, scende quest’anno al 48%, dopo aver già mostrato i primi segnali di assestamento al 51% nella precedente rilevazione. Per la sindaca del capoluogo dell’Umbria il passivo rispetto al giorno del voto si fa pesante, toccando un -4,1%: un dato che non solo interrompe bruscamente la fase di entusiasmo iniziale, ma che la costringe a fare i conti con la perdita della maggioranza assoluta nel gradimento percepito dai suoi stessi concittadini.
Il trend emerso nel capoluogo umbro non fa che amplificare le difficoltà attuali della coalizione progressista sul territorio regionale. Come già evidenziato dall’analisi speculare di maggio 2026 sul gradimento dei governatori, che ha visto la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti scivolare al 45% facendo registrare il calo più netto a livello nazionale (-2,1% rispetto alle elezioni, -8% rispetto alla rilevazione precedente), l’effetto “Patto Avanti” sembra aver ridotto la spinta propulsiva. Una spinta che lo ha portato a riconquistare in pochi mesi tanto Perugia città quanto la Regione stessa.
La flessione della Ferdinandi a Perugia città conferma che la crisi di consenso non si limita ai confini regionali ma investe in modo diretto e immediato anche il suo presidio urbani più significativo, aprendo una fase di riflessione profonda per le forze di maggioranza a Palazzo dei Priori. Una riflessione da svolgere giocoforza in tempi rapidissimi, le elezioni generali sono dietro l’angolo, forse già ad aprile 2027. E la strada oggi è decisamente in salita. Nota metodologica: Il Governance Poll 2026 è condotto da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore su un campione di 600 elettori disaggregati per ciascun Comune, intervistati nel periodo aprile-giugno 2026. Margine d’errore pari al +/- 3,7%.






