di Chiara Furiani
Elvis Costello ha chiuso Umbria Jazz 2026 con l’unica data italiana del tour Radio Soul, riportando sul palco dell’Arena Santa Giuliana i brani degli anni Settanta e Ottanta che hanno segnato il periodo più fortunato della sua carriera. Perugia si è così assicurata l’esclusiva italiana del grande cantautore inglese, affidandogli il concerto conclusivo del festival.
Per la sua prima volta a Umbria Jazz, Costello si è presentato insieme agli Imposters e con il prezioso supporto del chitarrista statunitense Charley Sexton, da anni collaboratore di Bob Dylan. L’artista britannico ha aperto il concerto con una battuta che ha subito conquistato il pubblico: «Non è che vi siete sbagliati con mia moglie? Magari volevate chiamare lei, che su questo palco c’è già stata tante volte. È lei quella che suona e canta jazz!».
Il riferimento è naturalmente a Diana Krall, la celebre pianista e cantante canadese, protagonista in numerose edizioni del festival perugino e moglie di Costello dal 2003. La risposta del pubblico è stata una fragorosa risata, seguita da un caloroso applauso.
La presenza di Costello nel cartellone non rappresenta affatto un’anomalia. Da tempo Umbria Jazz ospita artisti provenienti da altri linguaggi musicali, nella convinzione che il jazz viva e continui a crescere anche attraverso il dialogo con rock, soul, blues e pop. Una scelta che, oltre ad arricchire l’offerta artistica, ha consentito ai grandi festival internazionali di allargare il proprio pubblico senza rinunciare alla qualità.
Del resto, anche il percorso artistico di Costello racconta una continua ricerca e una naturale propensione alla contaminazione. Dopo gli esordi nel rock, il musicista britannico non ha mai esitato a cimentarsi in collaborazioni allora considerate sorprendenti.
È del 1993 The Juliet Letters, realizzato insieme al Brodsky Quartet, formazione fino ad allora legata esclusivamente al repertorio classico. Un progetto accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, cui seguì un tour altrettanto apprezzato.
Cinque anni dopo arrivò Painted from Memory, nato dall’incontro con Burt Bacharach. La collaborazione tra i due diede vita a uno dei dischi più apprezzati degli anni Novanta e contribuì a rilanciare anche l’ispirazione creativa del grande compositore statunitense. Le ragioni per ospitare un artista come Costello a Perugia, dunque, c’erano tutte.
Il tempo lascia inevitabilmente il segno anche sulle grandi voci del rock. Solo Mick Jagger sembra continuare a sfidare il passare degli anni, e anche Costello oggi mostra qualche inevitabile limite vocale rispetto ai fasti del passato. Ma il carisma resta intatto e il rapporto con il suo pubblico pure: sotto il palco i fan hanno accompagnato ogni canzone, cantando insieme a lui classici intramontabili come Alison e Watching the Detectives.
Si chiude così un’edizione 2026 che conferma ancora una volta la forza di Umbria Jazz: 46 mila biglietti venduti e un incasso record di tre milioni di euro. Resta soltanto l’auspicio che nel 2027 possa essere evitata la sovrapposizione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto, le cui giornate conclusive sono coincise quest’anno con quelle della rassegna perugina.






