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Home » Ferentillo: il rudere della chiesa di Sant’Angelo a Colle Olivo ‘si racconta’

Ferentillo: il rudere della chiesa di Sant’Angelo a Colle Olivo ‘si racconta’

Lo storico locale Favetti parla dell'opera che rappresenta la secolare sentinella dell'abbazia. E del contesto di pregio in cui si trova

di Fabio Toni
12 Settembre 2025
in Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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«La prima cosa che bisogna chiarire è che quel rudere, che si scorge in cima alla collina sopra l’abitato di Colle Olivo (Ferentillo), è quello che rimane della cappella, un tempo meta ambita di viandanti e pellegrini. Forse qualche sant’uomo si stabilì nei pressi, per un periodo di vita ritirata contemplativa, ma non ci è dato sapere con esattezza chi fu. Quello che a noi ci interessa è scoprire i vari motivi della presenza dell’edificio azzardando supposizioni, incoraggiate dai detti locali».

A parlare, in merito al rudere della chiesa di Sant’Angelo a Colle Olivo, secolare sentinella dell’abbazia, è lo storico locale Carlo Favetti: «Innanzitutto sfatiamo il mito che la suddetta non è dedicata a San Michele Arcangelo ma a Sant Angelo, perché all’Arcangelo Michele è dedicata la chiesa (ex parrocchiale) della stessa frazione di Colle Olivo. Il rudere in argomento invece è dedicato a Sant’Angelo, come il monte che lo sovrasta. Il mito leggendario – continua – tratta della presenza in loco di eremiti, anche se non è presente una traccia di struttura architettonica nelle immediate vicinanze del sito, ccome notato a Sant’Egidio. Potrebbe invece fare al caso qualche grotta o insenatura sulla rocciosa montagna sovrastante, luogo assai impervio, ma propizio per stanziamenti».

«Certamente – prosegue Favetti – il rudere per come si presenta, un tempo era abbastanza strutturato, ancora con altarolo, nicchia, esternamente piccola abside e tracce di portale e finestra. La presenza di molte pietre, alcune delle quali con levigature semplici ma ben delineate, residui di cotto e travicelli in legno della copertura (da tempo crollata), si può stabilire che era stato edificato, almeno in origine, da parte dei locali anche come punto di controllo e di vedetta, vista la posizione sulle due vallate, ossia quella del fosso di Riti con tutto il versante montuoso del Salto del Cieco, Aspra, confine laziale. Dalla parte opposta, la valle Suppegna con il Nera, Umbriano, San Pietro in Valle, Macenano, Solenne, Borcino e Loreno, quindi lo Spoletino. Possiamo quindi dire un punto strategico sotto vari aspetti fin da tempi remotissimi, molto prima dell’avvento dei Longobardi».

«L’ambiente dove si colloca la cappella è di grande suggestione – spiega lo storico ferentillese -, dato non solo dallo stupendo panorama ma anche dall’ambiente circostante, ricco di vegetazione e fauna. Qui si può scorgere in alcuni periodi dell’ anno il volo di poiane o addirittura aquile reali che nidificano sulle alte e scoscese falesie del monte. Qui nidificano molte specie di rapaci, falchi allocco, gufi e civette. Nel sottobosco, istrici, tassi, cinghiali, volpi e anche il lupo Questo è quello che realmente Sant’Angelo offre all’escursionista attento all’ambiente: dopo una breve sosta contemplativa, ammirando lo spettacolo naturale, si è sicuramente più vicini a Dio».

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