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Home » Fondazione Carit Terni celebra l’arte dell’800

Fondazione Carit Terni celebra l’arte dell’800

di Francesca Torricelli
20 Aprile 2018
in Attualità, Cultura, Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Palazzo Montani Leoni, sede della fondazione Carit, ospita una nuova rassegna pittorica che, questa volta, celebra l’arte italiana dell’800. Si tratta di 25 opere realizzate da Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Giovanni Boldini, provenienti da collezioni d’arte di Fondazioni bancarie, istituti di credito e musei civici. Un’esposizione – dal 20 aprile al 17 giugno – di caratura nazionale dedicata ai maggiori rappresentanti della corrente dei Macchiaioli e della Bella Époque.

I Macchiaioli Quello dei Macchiaioli  è stato il movimento artistico italiano più impegnato e costruttivo dell’800. Formatosi a Firenze a partire dal 1855, nacque come reazione all’inerzia formale delle Accademie, tenendosi anche in rapporto con i fermenti ideologici del Risorgimento nazionale. Il movimento macchiaiolo afferma la teoria della ‘macchia’, sostenendo che la visione delle forme è creata dalla luce come macchie di colore, distinte, accostate o sovrapposte ad altre macchie di colore. Consapevole di questa affermazione e svincolato da formalismi accademici, l’artista è così libero di rendere con immediatezza verista ciò che il suo occhio percepisce nel presente. I principali esponenti di questa corrente pittorica, o comunque coloro che ebbero una indubbia notorietà, sono stati sicuramente Giovanni Fattori (1825-1908) e Telemaco Signorini (1835-1901).

Fattori e Signorini La Fondazione Carit espone in questa rassegna tredici dipinti che rappresentano appieno tutta la produzione artistica di Fattori: dalle pattuglie alle fanterie, ai soldati a cavallo, ai paesaggi con la splendida Scogliera presso Castiglioncello del 1885. Molto interessanti anche i ritratti: oltre all’Inglesina, gli splendidi cinque disegni a tecnica mista raffiguranti volti di uomini e di donne tratteggiati con grande dovizia di particolari evidenti nella delineazione delle espressioni e delle mimiche. In mostra a palazzo Montani Leoni anche sei bellissime opere di Telemaco Signorini che spaziano dal ritratto, alle vedute, alle attività campestri, alle ambientazioni nel suo studio artistico.

La Bella Époque indicava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche; esprimeva soprattutto l’idea che il nuovo secolo, il ‘900, sarebbe stato un’epoca di pace e di benessere. Interprete indiscusso, invece, della cosiddetta a Bella Époque fu Giovanni Boldini (1842-1931), maestro ferrarese trasferitosi prima a Firenze, poi a Londra e infine a Parigi. A Firenze Boldini divenne amico di Telemaco Signorini, Michele Gordigiani e Cristiano Banti, esponenti del movimento macchiaiolo, manifestando però fin dall’inizio uno spirito più estroso volto alla ricerca di raffinate e virtuose rappresentazioni.

Giovanni Boldini In mostra a Terni di Boldini sono esposte sei opere: due vedute di Venezia con le gondole; tre splendidi ritratti di donne e un interno con figura. La Cantante mondana, realizzata dall’artista intorno al 1884, è un’opera che primeggia per raffinatezza e qualità accanto a Ritocchi al vestito da ballo del 1904 in cui è rappresentata un’elegante donna con le spalle sensualmente scoperte e con una ricca parure di gioielli.

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