Dopo aver accennato ad alcune presenze di eremitaggio – come l’eremita Egidio – nel territorio della valle del fosso di Riti, in particolare nel parlare della chiesa di Colle Olivo che custodisce una tela che necessita di un intervento di recupero, lo storico ferentillese Carlo Favetti torna sul tema.
«Ci aiuterà a capire meglio la mistica solitudine dell’eremo, il reportage fotografico dei ‘Luoghi del Silenzio’ di Silvio Sorcini – afferma Favetti -. Il luogo che andiamo a presentarvi è uno dei più impervi e impenetrabili del canalone del fosso di Riti che dalle alture dell’Aspra e del Salto del Cieco, raccoglie le purissime acque sorgive proiettandole in cascatelle, lambendo la valle del Castellone, perdendosi nel Nera passando per Monterivoso e Precetto».
«Fu ai tempi antichissimi – prosegue – che quest’acqua è stata fonte di energia Ina santi uomini che, in alcuni casi, lasciata la dignità regale, immergendosi nella natura, si sono donati direttamente alla contemplazione del Divino. L’eremo, nascosto tra le rocce anfratti e cascatelle, per la sua struttura ci racconta che la dvozione era tanta. Basti vedere con quale cura fu realizzata non solo la cappella, ma anche alcuni locali inseriti in essa. Archi, contrafforti e l’altare, nicchie e tracce di affresco ancora presenti, ci narrano la continuità di frequentazione del sito fino ai primi anni del ‘900. Le testimonianze un po’ romanzate degli anziani del luogo, pervenute oralmente, riferiscono dell’eremita Egidio e della sua tomba qui in questo luogo, di quella sua lunga barba, del corpo trafugato che nascondeva la traccia di un tesoro».
«Nella leggenda – racconta Favetti – si fa cenno ad una freccia spuntata che colpì Egidio e lui, uscito indenne, la conservò fino alla morte. E la direzione della punta di questa freccia fu la mappa per il ritrovamento di alcuni preziosi, donati all’eremo dai fedeli nel corso dei secoli. I detti locali però narrano pure che coloro che trafugarono i preziosi, soprattutto la lunga barba dell’eremita considerata miracolosa, perirono in malo modo addirittura per alcune generazioni. Quindi la storia e la devozione rimane ben impressa in questo luogo, le immagini ce lo confermano, così i detti e le leggende rendono ancora più suggestivi i luoghi e ci stimolano sempre di più ad intraprendere avventurose escursioni».






