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Home » Fra Umbria e Lazio il culto e l’arte per San Carlo Borromeo

Fra Umbria e Lazio il culto e l’arte per San Carlo Borromeo

A Ferentillo come a Leonessa spiccano le opere dedicate al santo. Un comune sentire che si è mantenuto nel secoli

di Fabio Toni
4 Novembre 2025
in Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Carlo Favetti

Il culto di San Carlo Borromeo nel giorno della sua ricorrenza, è legato alla storia di ogni territorio. In questo senso Ferentillo (Terni) e Leonessa (Rieti) sonoi accomunati dal sentire dei fedeli e dai dipinti che raffigurano questo santo.

A Monterivoso di Ferentillo, nella chiesa di Sant’ Antonio Abate, è presente una bella tela del XVII secolo, posta nel presbiterio e che meriterebbe un recupero urgente. Scrive lo storico di Leonessa, Luigi Nicoli, sul culto di San Carlo Borromeo: «È documentato sin dal 1609, come risulta dal libro delle Memorie della Confraternita di San Giovanni Decollato, nel quale si fa riferimento alla chiesa dedicata al santo. Contestualmente alla fondazione dovette essere eletta anche l’omonima confraternita, fusasi poi con quella di San Giovanni Decollato. Ad introdurre la devozione, molto probabilmente, furono i Farnese di Parma, divenuti signori degli Stati Farnesiani d’Abruzzo ereditati da Margarita D’Austria (1522-1538), che aveva sposato Ottavio Farnese. E dovettero essere proprio loro a far erigere la chiesa di San Carlo Borromeo ubicata nella via Dritta, l’attuale corso San Giuseppe. Un’altra traccia della devozione della nobile famiglia Parmense, nei confronti di San Carlo, è rinvenibile nella pregevole tela del Lanfranco datata 1616 – custodita nella nostra chiesa di San Pietro – raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo, Caterina D’ Alessandria e Agostino. Un ruolo di primo piano nella diffusione della devozione al santo dovette avere anche la corporazione dei Mastri Lombardi, presenti a Leonessa sin dal XV secolo. Queste maestranze realizzarono diverse opere tra cui i portali romanici e il fonte battesimale della chiesa di Santa Maria del Popolo, datato 1538. Ebbero come chiesa di elezione quella di San Pietro, all’interno della quale è custodita la tela del loro altare raffigurante San Rocco e San Sebastiano, protettori contro le pestilenze. L’Universitas di Leonessa concesse loro un’abitazione con un laboratorio in via Arco dei Giudici.
All’interno della chiesa di San Carlo Borromeo sono custoditi alcuni quadri raffiguranti il santo. Tra tutti spicca la grande tela che ritrae il santo che invita lo spettatore a contemplare la croce sulla quale è posto il Santo Chiodo, dopo la processione che segnò la fine dell’epidemia, simbolicamente rappresentata dall’Arcangelo Michele che rinfodera la spada; figura che sormonta, tra le nuvole, la croce. Attraverso una porta aperta, inoltre, sono dipinti alcuni corpi colpiti dalla peste. Un’altra tela raffigurante San Carlo è l’ovale seicentesco collocato a sinistra dell’altare Maggiore. Inoltre troviamo il santo dipinto sulla cupola raffigurante l’incoronazione di Maria, opera della metà del XVIII sec di Giuseppe Viscardi, di Leonessa. Di recente fattura e la statua collocata sulla destra del transetto. Anche nella chiesa di San Michele Arcangelo di Viesci si trova un altare con una tela del XVIII secolo raffigurante San Carlo in contemplazione dinnanzi al Crocifisso». Quindi in questo periodo di bel tempo una visita a questi luoghi di confine tra Umbria e Lazio sono ben consigliati.

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