di Giovanni Cardarello
Il debutto della nuova addizionale regionale Irpef (Ari) in Umbria non è solo una questione di numeri e tabelle, ma una ridistribuzione del carico fiscale che tocca in modo opposto le diverse anime della regione. Lo spiega, con dovizia di calcoli e tabelle (fonte ministero dell’Economia e delle Finzne – Mef), il quotidiano ‘Il Messaggero Umbria‘. Secondo quanto riportato, se da una parte la riforma varata dalla giunta regionale, guidata da Stefania Proietti, cerca di blindare le fasce più deboli, dall’altra chiede un sacrificio significativo a chi supera la soglia dei 28 mila euro, proprio mentre le novità della Legge di bilancio nazionale promettevano un po’ di respiro.
Il ‘salvagente’ per le fasce basse: chi non paga e chi risparmia
Per la stragrande maggioranza degli umbri – scrive ‘Il Messaggero‘ – circa 400.000 cittadini, la parola d’ordine è stabilità o, in alcuni casi, un piccolo sollievo. I dati del Mef confermano che i 206 mila contribuenti con i redditi più bassi, quelli che dichiarano meno di 15 mila euro l’anno, non subiranno alcuna variazione. Con un’aliquota che resta ferma all’1,23%, chi guadagna mediamente 7 mila euro continuerà a versare circa 83 euro. La vera notizia riguarda però lo scaglione immediatamente successivo, quello tra i 15 mila e i 28 mila euro, dove si concentrano 230 mila tra lavoratori e pensionati. Qui l’aliquota scende drasticamente dal precedente 1,62% all’attuale 1,23%. Tradotto in soldoni: per un reddito medio di circa 20 mila euro, si ottiene un risparmio che sfiora i 20 euro annui. Un segnale simbolico per il singolo ma che, nel complesso, libera nelle tasche delle famiglie umbre oltre 4,5 milioni di euro.
Il ‘muro’ dei 28 mila euro: la detrazione non basta
Il panorama cambia drasticamente quando il reddito sale sopra la soglia dei 28 mila euro annui. È qui che la riforma mostra il suo volto più severo, colpendo oltre 170 mila cittadini. Per cercare di ‘addolcire la pillola’ e proteggere chi si trova appena sopra il confine, la Regione ha introdotto una detrazione fissa di 150 euro. Tuttavia, si tratta di un correttivo che mitiga ma non cancella l’aumento. Facendo i conti su un reddito medio di 31 mila euro, il passaggio alle nuove aliquote (che toccano il 3,12% per la quota eccedente i 28 mila euro) porta il conto finale dell’addizionale da 444 a quasi 595 euro. Anche calcolando lo sconto della detrazione, l’aggravio effettivo resta di circa 150 euro, portando nelle casse regionali un gettito stimato di 13 milioni.
La stangata oltre i 50 mila e l’effetto ‘cannibalizzazione’
La pressione diventa massima per i 35 mila umbri che superano i 50 mila euro di reddito. In questa fascia la detrazione scompare del tutto e l’aliquota schizza al 3,33%. Per un reddito di 62 mila euro, l’addizionale media raggiunge i 1.730 euro, ovvero 752 euro in più rispetto al passato. C’è però un paradosso fiscale che emerge con forza: l’aumento regionale finisce per ‘divorare’ i benefici della riforma Irpef nazionale. Se lo Stato ha ridotto l’aliquota centrale per dare ossigeno al ceto medio, la mossa della Regione Umbria va di fatto a riprendersi quei soldi. Mentre sulla carta un contribuente di fascia alta risparmierebbe circa 440 euro grazie al governo, l’incremento dell’addizionale umbra assorbe questo vantaggio, trasformando quello che doveva essere un risparmio in un esborso netto che, per gli scaglioni più elevati, arriva a pesare mediamente 312 euro in più rispetto all’anno scorso.
La Regione Umbria spiega
Intanto nel pomeriggio di mercoledì 7 gennaio la Regione Umbria ha diffuso una nota in cui precisa tutta una serie di aspetti relativi alla ‘nuova Irpef’. «A seguito della manovra fiscale – si legge – due umbri su tre pagheranno meno o non subiranno aumenti: va fatta chiarezza rispetto a ricostruzioni non corrette circolate negli ultimi giorni. A proposito dei reali effetti della rimodulazione dell’addizionale Irpef, la detassazione regionale per i redditi da zero a 28 mila euro e lo sgravio di 150 euro per i redditi fino a 50mila euro – a cui si aggiunge la riduzione di due punti percentuali dell’aliquota Irpef nazionale (dal 35 al 33%) – determinano diminuzioni significative dell’imposta sui primi due scaglioni di reddito e modesti scostamenti sul terzo scaglione. Eventuali disallineamenti percepiti da alcuni contribuenti sul ‘netto’ mensile in busta paga o pensione – osserva la Regione – possono dipendere, come sta avvenendo anche in altre regioni, dai tempi tecnici di aggiornamento dei sistemi di elaborazione stipendiali e pensionistici. Una volta completati gli adeguamenti, gli importi saranno riallineati tramite conguagli e ricondotti alla corretta applicazione delle disposizioni fiscali. Nella fascia fino a 28 mila euro rientrano i due terzi dei contribuenti: 111.056 persone tra zero e 15 mila euro (21,8%) e 227.453 persone tra 15 e 28 mila euro (44,7%). In queste due fasce – prosegue la nota – l’andamento è complessivamente favorevole e progressivo. A titolo esemplificativo: a 20 mila –20 euro, a 22 mila –27 euro, a 2 5mila –39 euro, a 26 mila –43 euro e a 28 mila –51 euro annui. Nella fascia da 28mila a 50 mila euro di imponibile – si legge ancora – l’effetto si presenta in equilibrio e, nel complesso, contenuto: lo sgravio regionale di 150 euro e la riduzione dell’aliquota nazionale riducono gli scostamenti. Le simulazioni riportano +9 euro mensili a 30 mila euro, +4 euro mensili a 40 mila, un euro in più di Irpef mensile a 45 mila; mentre a 50 mila euro la variazione stimata torna negativa con meno un euro al mese. Per i redditi superiori a 50mila euro, con 35.564 persone (7%), le stime – conclude la Regione Umbria – evidenziano incrementi annui all’aumentare dell’imponibile: 19 euro mensili a 55 mila euro, 33 euro mensili a 65 mila, 46 euro mensili a 75 mila, 53 euro mensili a 80 mila fino a 81 euro mensili a 100 mila euro. La stima dell’effetto mensile è calcolata su 11 mensilità».
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