«Sono anche i capolavori dell’arte umbra che fanno grande la nostra Valnerina, ancora incontaminata dalle pale eoliche dal fotovoltaico e da tutte quelle ‘schifezze’ che qualcuno vorrebbe infilare nelle nostre verdi e stupende vallate, a discapito di tutto e di tutti. La bellezza da sempre ha svolto un ruolo ispiratore per gli artisti che hanno transitato in queste valli verdi, colline e monti ricchi di boschi, piante, animali e corsi d’acqua. Basta farsi un giro per chiese, abbazie e cappelle e ci si rende conto che è un inno alla natura impresso su muri e tele».
Così lo storico ferentillese Carlo Favetti, in quello che è il suo ennesimo attestato di amore alla propria terra: «Tutto il bello ce lo offre Ferentillo – continua -, basta varcare i suoi monumenti principali. Alla collegiata di Matterella, sulla navata di sinistra per chi entra, il terzo nicchione offre lo spettacolo più singolare della storia dell’arte in Umbria della prima metà del XVI secolo. L’autore, Jacopo Siculo, vanta otto scudi nel rogito del notaio reatino Peratti De’ Cavalli, datato 29 dicembre 1543, a Domenico Florentelli (rettore dell’Abbadia) per l’esecuzione di questo dipinto. Sorprendente è che nel pavimento sotto l’altare è situata la botola sepolcrale di Domenico Florentelli, sepolto li vicino al capolavoro commissionato al pittore siciliano».
«L’altare – aggiunge Favetti – è dedicato a Santa Caterina d’Alessandria. La teoria delle vergini martiri siciliane: le sante Lucia, Agata, Caterina, Barbara, Apollonia, ognuna con i simboli del proprio martirio. Ognuna con la propria espressione, sia in viso che del corpo, con movenze aggraziate, semplici ma con vibrante vitalità. Le figure sembrano essere vive, sembra che scendano dall’altare mostrando i loro simboli del martirio. Il tutto su un fondo che evoca anche la sua terra natia, contraddistinto da una vegetazione verde e sfavillante di alberi, prati, paesaggi, corsi d’acqua, cascatelle. L’ambiente naturale è rappresentato in tutte le sue forme, basta guardare le candelabre dell’intradosso dove il decoratore ha espresso, con gusto, tutto il suo amore per la natura. Questo amore sviscerato per la natura – conclude Favetti – si può notare in tutte le opere d’arte espresse nelle chiese dove l’ambiente della nostra Valnerina, invece di essere deturpato con centraline e così via, sia tutelato, amato, soprattutto rispettato».






