Terni si guadagna nuovamente dei posti nelle classifiche. Non sale sul podio, ma in questo caso verrebbe dire, per fortuna. Perché le classifiche riguardano la qualità dell’aria, o meglio ‘Mal’Aria’ come la definisce Legambiente nel rapporto annuale sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane.
Le classifiche Sono 39 i capoluoghi di provincia in Italia in cui nel 2017 è stato superato, almeno in una situazione ufficiale di monitoraggio della qualità dell’aria di tipo urbano, il limite annuale per le polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. Terni rientra nei 39 capoluoghi. Delle 39 città ‘fuorilegge’, ben 31 risultano tali anche nella speciale classifica di Legambiente ‘Pm10 ti tengo d’occhio’ degli ultimi 3 anni. Terni è anche fra queste.
A Terni Nella classifica, aggiornata al 31 dicembre 2017, dei 39 capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno – la legge prevede un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 microgrammi/metrocubo – Terni si colloca al 31esimo posto, per quanto riguarda la centralina ‘Le Grazie’, con 48 giorni da gennaio 2017. Per quanto riguarda, invece, il numero complessivo di giorni di inquinamento nel 2017 in cui sono stati superati i limiti per le polveri sottili (Pm10) e per l’ozono troposferico nel territorio comunale, Terni nella classifica delle 31 città italiane si trova al 27esimo posto, con 48 giorni per quanto riguarda il Pm10 e 55 per l’ozono, per un totale di 103 giorni di inquinamento.
A Perugia L’ozono è un problema anche a Perugia, che comunque ha registrato 32 sforamenti nel corso del 2017 presso la stazione di monitoraggio collocata all’interno del parco cittadino Chico Mendes, a distanza di circa 500 metri da strade e abitazioni.
Legambiente Umbria «Come ripetiamo da anni – commenta Gianni Di Mattia di Legambiente Umbria – le vere azioni efficaci sono quelle estese, ragionate e strutturali che si incentrano sul disincentivo all’utilizzo dei mezzi alimentati a carburanti fossili per muoversi in città, favorendo la mobilità ciclopedonale e l’uso dei mezzi pubblici, e che realizzano campagne di efficientamento edilizio ed impiantistico degli edifici, unito a una stringente verifica e sollecitazione per l’uso di tecnologie a basso impatto e a bassi consumi per l’industria e il terziario. A Terni in particolare serve anche una significativa assunzione di responsabilità da parte del settore industriale nel fare la propria parte per migliorare le emissioni che contribuiscono in modo significativo a rendere irrespirabile l’aria. Tutti interventi che in Umbria non sono ancora stati messi in campo in maniera organica e convinta. Certamente per politiche come queste servono risorse, competenze e serve coraggio – conclude Gianni Di Mattia – ma sono necessarie e doverose e siamo già in grave ritardo nell’attuarle e sono ormai molti cittadini disposti a cambiare le proprie abitudini pur di difendere la qualità dell’aria che respirano».






