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Home » L’incubo dei pendolari: prigionieri in stazione

L’incubo dei pendolari: prigionieri in stazione

di Redattore
2 Marzo 2018
in Apertura 5, Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Pietro Cuccaro

Il fatto che il viaggio fosse stato deciso per poter andare a votare aggiunge un filo di ironia alla vicenda. Alla fine viene da ridere, ma a pensarci ci sarebbe da piangere. Come se non bastasse il calvario di un viaggio infinito per tornare a casa – cambiando convoglio anche per 4 volte – una volta arrivati a Perugia dal nord Italia i viaggiatori hanno trovato la stazione chiusa.

LE IMMAGINI GIRATE DAI PASSEGGERI E DAI PARENTI – VIDEO

Chiusi dal cancello sbarrato

Chiusi in stazione In una quindicina si sono ritrovati intrappolati all’interno di Fontivegge senza poter ‘evadere’, come nel più classico degli horror. Stavolta però la regia non era di né Hitchcock di Wes Craven ma più banalmente di Ferrovie dello Stato: un cortocircuito comunicativo che, nella giornata infernale vissuta dai trasporti ferroviari, ha portato a una dimenticanza: nessuno si è ricordato di avvertire la società di vigilanza che ha l’appalto di sorvegliare la stazione centrale perugina, aprendo e chiudendo i cancelli. Così, il metronotte, arrivato come al solito a mezzanotte, vedendo tutto spento ha pensato bene di chiudere i cancelli.

IL RACCONTO DI LEYLA: «L’ODISSEA PER TORNARE A CASA» – VIDEO

Il viaggio infinito Peccato che due ore dopo la chiusura, dopo una via crucis lungo le stazioni di Milano, Bologna e Firenze, arrivassero a Perugia i passeggeri dell’Intercity 599, prima fermato nel capoluogo emiliano e poi tornato attivo a Firenze, come racconta a umbriaOn la giovane Leyla Tanci, studentessa umbra che studia in Lombardia: «Sono partita da Milano, ma ci siamo fermati a Bologna e siamo stati costretti a scendere, peraltro senza una comunicazione ufficiale, evidentemente perché il treno si era rotto. Abbiamo cercato di prendere il Frecciarossa per Perugia ma purtroppo non ci siamo riusciti, così abbiamo preso il treno per Firenze, dove abbiamo aspettato oltre un’ora per capire come muoverci. Dopodiché ci hanno fatto arrivare a Campo di Marte, dove abbiamo trovato altre persone nelle nostre stesse condizioni (provenienti da altre stazioni emiliane e toscane; ndr) e, da lì, siamo arrivati a Perugia col Tacito, che nel frattempo è riapparso miracolosamente, evidentemente perché nel frattempo era stato riparato».

Il racconto di Leyla

I cancelli chiusi Ma l’odissea non era finita: «Scesi dal treno – racconta ancora Leyla – ci siamo avviati verso l’uscita ma lì è arrivata la sorpresa più grande perché abbiamo scoperto che i cancelli erano chiusi. Abbiamo provato nelle altre uscite (lato via Sicilia e lato Minimetrò) ma era tutto chiuso. A quel punto abbiamo deciso di chiamare la Polizia, che ha mandato una persona a ‘salvarci’». Fra l’altro le condizioni di attesa non erano le migliori, visto il freddo di queste notti e il lungo viaggio che aveva già provato il tasso di sopportazione dei pendolari che, come si vede dal video, erano abbastanza nervosi e provati.

Le scuse di Ferrovie dello Stato Chiede scusa – e non poteva far altro – Ferrovie dello Stato, che attraverso l’ufficio stampa spiega come ci sia stato un «grosso difetto di comunicazione con la Vigilanza Umbra: nessuno li ha avvertiti che c’era un treno in forte ritardo e dovevano attendere prima di chiudere la stazione di Fontivegge». Il tutto si innesta in una giornata nera, nella quale sono stati registrati forti ritardi, causa neve e gelo fra Emilia e Toscana in particolare. Ovviamente non è una scusa e l’ufficio stampa lo ammette con onestà: «Speriamo che quanto accaduto possa servirci per il futuro, c’era una anomalia in atto, avremmo dovuto comunicare quanto stava accadendo a tutti i rami dell’albero e non è successo, ce ne scusiamo».

Capita, senza capo stazione Quanto accaduto nella notte fra giovedì e venerdì è utile per ricordare che ormai le stazioni ferroviarie italiane non hanno più il capostazione. C’è un dirigente centrale operativo che controlla chilometri e chilometri di linea, ma quella figura storica e un po’ romantica che, con cappello d’ordinanza, serviva appunto a tenere ‘sotto controllo’ le stazioni ferroviarie, dalla più piccola e sperduta a quella grande e famosa, non esiste più. Se non arrivano treni notturni e non ci sono incroci pericolosi, ad un certo punto le stazioni restano vuote e in alcuni casi, come a Perugia, vengono chiuse (e riaperte l’indomani mattina) da una ditta esterna per evitare che diventino ricovero per senzatetto.

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