Sono 13 le persone coinvolte nell’indagine della procura di Perugia che ipotizza l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia di immigrazione, oltre a falsità ideologica in atto pubblico, con l’organizzazione di matrimoni «al solo scopo di far ottenere ai cittadini stranieri la regolarizzazione della propria posizione sul territorio nazionale».
Le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Orvieto hanno portato il gip di Perugia, su richiesta della procura guidata da Raffaele Cantone, a disporre la custodia in carcere per un 40enne della Tunisia residente nelle Marche e la misura dell’obbligo di firma per tre donne e un uomo, di età compresa fra 25 e 43 anni, residenti fra la provincia di Terni e quella di Siena.
L’indagine è partita nel gennaio del 2024 dalla denuncia sporta ai carabinieri di Fabro da un cittadino nordafricano e che ha consentito di «portare alla luce un vero e proprio sodalizio criminale, attivo tra le province di Terni, Perugia e Siena» con a capo il 40enne tunisino finito in carcere. Quest’ultimo, «avvalendosi della collaborazione di altri sodali, era dedito in maniera sistematica all’organizzazione e realizzazione di matrimoni fittizi tra extracomunitari (prevalentemente maghrebini) e cittadini italiani, con lo scopo di ottenere fraudolentemente un permesso di soggiorno quinquennale».
«Dopo aver favorito l’ingresso in Italia degli stranieri, già clandestinamente presenti in territorio francese – spiega la procura di Perugia in una nota – i membri dell’organizzazione fornivano loro alloggio e assistenza in Italia, per poi organizzare il matrimonio con
cittadini italiani consenzienti. I nubendi extracomunitari versavano al sodalizio somme superiori ai 10 mila euro, con alcune tranches in contanti ed altre frazionate in bonifici da meno di 1.000 euro attraverso canali internazionali come Western Union, RIA e MoneyGram, al fine di eludere ogni tracciamento».
«Le nozze – prosegue ancora l’autorità giudiziaria – venivano celebrate nei Comuni di Chiusi (Siena) e Fabro (Terni), con cittadini italiani che dichiaravano falsamente di essere animati dalla volontà di costruire un rapporto coniugale stabile mentre in realtà agivano unicamente per lucro». Sono sette i cittadini maghrebini «favoriti dall’organizzazione, già individuati nel corso dell’indagine».






