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Home » Nodo carceri: «Perugia isola felice, Terni no»

Nodo carceri: «Perugia isola felice, Terni no»

di Fabio Toni
8 Settembre 2015
in Attualità, Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Il carcere di Terni

Il carcere di Terni

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di Francesco Petrelli
Vice segretario regionale Ugl – Polizia penitenziaria

In questi giorni sono tornate alla ribalta le difficoltà che si registrano nella casa circondariale di Terni. La complessità di un istituto che ormai può essere considerato di massima sicurezza e che erano state ampiamente annunciate da tutti i sindacati nell’aprile del 2014, quando in maniera sconsiderata è stata previsto l’arrivo di 288 detenuti ad ‘alta sicurezza’.

Le istituzioni e ancor prima il Dipartimento  e il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria sono stati complici di un ‘delitto’ in piena regola, consegnando all’istituto ternano il primato di primo carcere in Umbria, includendo anche tutti i soggetti fuori per giustizia. Le prese di posizione del Sappe di questi ultimi giorni, seppur legittime, debbono far riflettere tutti noi, sia i sindacati che gli stessi lavoratori che hanno subito passivamente le scelte di coloro che usano Terni come ‘contenitore’ di criminalità.

Terni ormai ‘contiene’ nelle proprie mura i maggiori gruppi della criminalità organizzata e gli artefici in prima linea di Mafia Capitale che ovviamente, come confermano gli organismi di controllo, creano infiltrazioni criminali in tutto il territorio. Il carcere di Perugia, come si è letto, è diventato un’isola felice con pochi ristretti e con poche tipologie di detenuti, Spoleto mantiene la propria capacità detentiva, Orvieto ospita detenuti con custodia attenuata con numeri di poche entità mentre Terni è diventato un istituto che accoglie di tutto e di più.

La Direzione e il Comandante hanno ovviamente le proprie responsabilità, ma la prima in assoluto è stata quella di permettere la trasformazione di un istituto che, per come è composto, non poteva accogliere altre tipologie di detenuti. Dai 41bis agli As3, dagli As2 ai ‘comuni’ fino ai ‘protetti’, una promiscuità difficile da gestire con le poche risorse umane a disposizione. Pochi ufficiali e poco personale da impiegare nelle troppe attività nell’istituto, insufficiente per gli stessi livelli minimi di sicurezza.

Un’ingenuità che è stata grande e fatale, il pericolo di sottovalutare e di concedere troppo spazio ai detenuti ‘eccellenti’ non poteva non ricadere nella normale gestione dei detenuti comuni. La dignità dei detenuti deve essere uguale per tutti, la creazione di ristretti di serie A e di serie B ha generato tutto quello che ne consegue. Il triste primato di capienza, con la diminuzione dei reclusi comuni dovuta alle maglie larghe della riforma della giustizia, non presuppone che Terni debba accogliere sempre più detenuti di associazioni criminali.

La Direzione si trova di fronte ad una situazione difficile da gestire ma che purtroppo ha voluto a tutti i costi. Eventi critici e aggressioni sono solamente il prologo di azioni previste e prevedibili che meritano un’attenzione estrema dai sindacati nazionali e anche dalla politica. La casa circondariale di Terni non può essere l’unico carcere dell’Umbria e dell’Italia che deve accogliere più detenuti di tutti.

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