Manca ormai poco al 30 luglio, data annunciata dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, per la comunicazione della decisione sul futuro del nuovo ospedale di Terni. Una scelta destinata a incidere per decenni sull’organizzazione sanitaria, sull’assetto della città e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Su questo tema interviene l’avvocato Luigi Fiocchi, presidente del Centro studi politici e sociali ‘Franco Maria Malfatti’.
di Luigi Fiocchi
Avvocato – Presidente Centro studi politici e sociali ‘Franco Maria Malfatti’
Il prossimo 30 luglio la Regione Umbria renderà nota la decisione sul futuro del nuovo ospedale di Terni. Si tratta di una delle più importanti scelte di politica sanitaria e di programmazione pubblica che l’Umbria si appresta ad assumere negli ultimi decenni. È una decisione che influenzerà non soltanto l’organizzazione dell’assistenza sanitaria, ma anche l’assetto urbano della città, la mobilità dei cittadini, la distribuzione delle risorse pubbliche e la capacità del sistema sanitario regionale di rispondere ai bisogni delle generazioni future. Per questo il tema centrale non è soltanto quale sarà la decisione, ma soprattutto come essa viene assunta.
Nessuno mette in discussione il ruolo della Regione. È suo compito decidere, assumendosi la responsabilità politica e amministrativa delle proprie scelte. Tuttavia, proprio quando si affrontano decisioni destinate a produrre effetti per molti decenni, il metodo diventa parte integrante della qualità della decisione stessa. Le dichiarazioni della presidente Proietti, secondo cui sarà la Regione a decidere e a comunicarne l’esito il 30 luglio, sono pienamente legittime sotto il profilo istituzionale. Ciò che lascia perplessi è l’impressione che, almeno fino a oggi, il percorso si sia sviluppato prevalentemente all’interno delle sedi amministrative, senza un reale confronto pubblico sui criteri che orienteranno una scelta tanto importante.
Questa osservazione non nasce da una sfiducia nelle competenze tecniche dell’amministrazione regionale, né dalla volontà di mettere in discussione il lavoro svolto dagli uffici. Al contrario, proprio perché si presume che la decisione sia il risultato di approfondite valutazioni tecniche, economiche e sanitarie, sarebbe auspicabile che tali valutazioni fossero rese conoscibili alla comunità. Negli ultimi mesi il dibattito pubblico è sembrato progressivamente convergere verso l’ipotesi della realizzazione di un nuovo ospedale. È certamente una possibilità che merita di essere presa in considerazione. Ma resta una domanda che molti cittadini continuano a porsi: quali elementi hanno condotto a ritenere preferibile questa soluzione rispetto ad altre alternative?
Il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) nasce proprio con la finalità di comparare scenari diversi. Sarebbe quindi naturale che, contestualmente alla decisione finale, venissero illustrate le valutazioni che hanno portato a privilegiare una determinata opzione: i costi di investimento, i tempi di realizzazione, la sostenibilità finanziaria, i costi di gestione, l’impatto sull’organizzazione sanitaria, sull’accessibilità dei servizi e sulla qualità dell’assistenza. Non si tratta di una curiosità tecnica, ma di un’esigenza di trasparenza democratica. Quando sono in gioco investimenti pubblici di questa portata, i cittadini hanno il diritto di comprendere le ragioni delle scelte, non soltanto di conoscerne l’esito.
Vi è poi una riflessione di carattere più generale. L’attuale maggioranza regionale ha più volte richiamato, nel proprio programma e nella propria azione politica, valori quali la partecipazione, il dialogo con i territori, il coinvolgimento delle comunità locali e la valorizzazione del confronto. Sono principi che appartengono alla migliore tradizione del riformismo democratico e della cultura politica della sinistra italiana, che ha sempre considerato il consenso informato e la partecipazione elementi qualificanti del buon governo. Proprio per questo sorprende che una decisione così significativa sembri maturare attraverso un percorso percepito come prevalentemente verticale, nel quale il momento del confronto pubblico appare successivo, più che preliminare, rispetto alla determinazione finale.
Naturalmente governare significa decidere, ma decidere non dovrebbe significare semplicemente comunicare una scelta già compiuta. Significa anche costruire le condizioni affinché quella scelta possa essere compresa, valutata e, se possibile, condivisa. Una decisione spiegata è sempre più forte di una decisione semplicemente annunciata. Per queste ragioni il Centro studi politici e sociali ‘Franco Maria Malfatti’ auspica che il prossimo 30 luglio la Regione Umbria non si limiti a indicare il sito prescelto e il modello progettuale del futuro ospedale, ma renda contestualmente pubblici il Documento di fattibilità delle alternative progettuali, le analisi economiche e sanitarie che hanno orientato la scelta e i criteri utilizzati nella valutazione comparativa delle diverse opzioni.
Non perché ciò sia imposto da una logica di contrapposizione politica, ma perché la trasparenza rappresenta la forma più alta di rispetto nei confronti dei cittadini. Le istituzioni rafforzano la propria autorevolezza quando spiegano le proprie decisioni, quando rendono accessibili i dati sui quali esse si fondano e quando considerano il confronto non un ostacolo, ma una risorsa. Il futuro dell’ospedale di Terni merita una scelta ponderata, ma merita anche un metodo all’altezza della sua importanza. Perché la buona politica non si distingue soltanto dalla capacità di decidere: si distingue soprattutto dalla capacità di convincere, attraverso la forza degli argomenti, della trasparenza e del confronto democratico.






