di Giovanni Cardarello
Un improvviso cambio di rotta processuale ha segnato l’udienza predibattimentale celebrata nella mattinata di giovedì presso le aule del tribunale di Perugia. Il giudice monocratico, dottor Edoardo Esposito, ha infatti sciolto la riserva accogliendo le eccezioni preliminari sollevate dal collegio difensivo, disponendo la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Napoli. La decisione sancisce ufficialmente l’incompetenza territoriale del foro umbro, spostando il baricentro del procedimento – che vede imputato un 25enne di Napoli – verso la città partenopea.
La dinamica della truffa
La vicenda giudiziaria affonda le radici in un episodio di cronaca risalente all’agosto del 2023, quando un cittadino perugino classe 1960 era rimasto vittima di un raggiro tanto semplice quanto insidioso. La cosiddetta truffa del ‘cellulare rotto’, una variante moderna del social engineering che fa leva sui sentimenti e sulle preoccupazioni dei genitori verso i propri figli.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato negli atti, il meccanismo criminale si sarebbe innescato con l’invio di un messaggio sms sullo smartphone della persona offesa. Il mittente, fingendosi la figlia della vittima in quel momento in vacanza fuori regione, comunicava l’improvvisa rottura del proprio dispositivo, palesando la necessità urgente di una riparazione.
Attraverso artifizi e raggiri volti a simulare un’emergenza familiare, l’ignoto interlocutore sarebbe riuscito a indurre l’uomo in errore, spingendolo a effettuare un bonifico di 648,27 euro su una carta ricaricabile Postepay. L’impianto accusatorio contesta all’imputato il reato di truffa aggravata, evidenziando come l’autore abbia approfittato della distanza geografica tra le parti per ostacolare la possibilità della vittima di verificare la veridicità della richiesta, impedendo di fatto una pronta reazione difensiva.
L’azione degli avvocati
Nonostante la gravità delle accuse, giovedì il processo ha subito un arresto tecnico fondamentale. Gli avvocati difensori, De Lio e Zaccariello, hanno sollevato con successo la questione di competenza, convincendo il giudice Esposito che il luogo di consumazione del reato o di esecuzione della prestazione riconducesse alla giurisdizione campana.
A margine del trasferimento del fascicolo, l’imputato continua a professare con forza la propria totale estraneità ai fatti, sostenendo di non aver mai inviato quel messaggio e di non essere coinvolto nel raggiro. La palla passa ora ai magistrati di Napoli, che dovranno valutare nuovamente gli elementi raccolti e decidere se procedere con il dibattimento.






