Giungere ad un’intesa politica prima del ‘freddo giudizio’ della commissione nazionale. Questa la strada che da giorni, fra alti e bassi, si cerca di percorrere nel Pd per dirimere la diatriba relativa alla segreteria provinciale di Terni, con l’elezione di Pierluigi Spinelli – post congresso – impugnata dalla mozione concorrente di fronte alla commissione regionale, che ha dato ragione ai ricorrenti. La decisione è stata poi, a sua volta, oggetto di un ricorso al ‘nazionale’ e l’esito potrebbe giungere a breve. Intanto il segretario regionale del Pd Damiano Bernardini, da tempo al lavoro per trovare una sintesi che eviti ulteriori spaccature, cerca di stringere i tempi.
Segretario Bernardini, quante chance ci sono di comporre la spaccatura originata dal congresso e quindi dal contestato voto dell’assemblea?
«Negli ultimi giorni, troppi articoli di stampa hanno raccontato un’immagine del Partito Democratico ternano e umbro che non rispecchia la realtà e, soprattutto, non restituisce il senso del lavoro che dovremmo svolgere per la nostra comunità. È un’immagine non edificante, e per quanto mi riguarda il tempo è scaduto. Entro questa settimana si chiuderà definitivamente la fase di allargamento della segreteria regionale. Segreteria che è già al lavoro, con impegno e responsabilità, per definire l’organizzazione e rendere pienamente operativo un gruppo che deve essere concentrato sul territorio e sulle priorità politiche dell’Umbria».

Con la decisione della commissione nazionale attesa a breve, qual è la linea del partito sulla diatriba per la segreteria provinciale di Terni?
«Se c’è la volontà, si chiude. Altrimenti ne prenderemo atto e lasceremo che siano i percorsi formali e regolamentari a fare il loro corso. La situazione politica di Terni è grave e richiede un Partito Democratico pienamente agibile, a tutti i livelli. C’è bisogno di un’elaborazione politica vera, capace di progettare il futuro e la riorganizzazione della città, che deve rappresentare una priorità anche per il governo regionale».
Il tempo, in sostanza, stringe.
«Non possiamo permetterci di restare impantanati nelle questioni interne mentre il territorio ha bisogno di una forza organizzata e riconoscibile. Ci sono i primi Comuni che andranno al voto nella primavera del 2026 e che necessitano di un coordinamento efficace e presente, e ci sono le sfide del governo regionale che chiedono una direzione politica chiara e unitaria».
Non crede che questi tira e molla spesso lontani dalla vita dei cittadini, possano continuare a danneggiare il Pd?
«Sì e non possiamo continuare a parlare solo di noi stessi. Il Pd deve tornare a essere il partito che ascolta e lavora per le persone, per tornare a essere punto di riferimento autorevole nella società: per i lavoratori, i professionisti, le imprese. Abbiamo già avviato il lavoro sull’agenda di governo del territorio che riguarda temi concreti: sviluppo, infrastrutture e trasporti, politiche sociali, ambiente, servizi e sanità. È su questo che dobbiamo concentrarci, ed è su questo che voglio investire ogni mia energia».
Che tempi vi siete dati per uscire dall’impasse-Terni?
«Non intendo rimanere un giorno in più a occuparmi di beghe interne che non interessano a nessuno e non fanno il bene del partito. Il mio impegno è, e resterà, quello di lavorare nell’interesse della nostra comunità politica e sociale, non per proseguire in trattative estenuanti su posizioni di pseudo potere. È il momento di guardare avanti, insieme, e di restituire al Partito Democratico la credibilità e il ruolo che gli spetta: essere la forza che costruisce il futuro dell’Umbria».






