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Home » Perugia: «Compleanno senza diritti per Joan»

Perugia: «Compleanno senza diritti per Joan»

di Lucina Paternesi
27 Dicembre 2017
in Attualità, Dal territorio, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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Un Natale senza casa, un bambino fantasma, dei documenti inesistenti. Il 27 dicembre, il piccolo Joan, compirà un anno. Per lui, sotto il suo primo albero di Natale, nessun dono speciale.

Le due mamme Ha fatto il giro d’Italia la vicenda tutta perugina del piccolo Joan. Il bambino, nato in Spagna da due mamme, Chiara e Laura, entrambe perugine e insieme da 10 anni, grazie alla fecondazione eterologa, il 27 dicembre del 2016. La sua triste storia è finita su tutti i giornali, ben oltre i confini naturali dell’Umbria, ed è divenuto il simbolo di un vuoto normativo e di un’interpretazione ‘errata’ della legge sulla pelle di chi è più indifeso.

Non è cittadino spagnolo perché, come l’Italia, anche la Spagna non prevede lo ius soli. Ma non è neanche cittadino italiano, semplicemente non è cittadino di questo mondo. Le sue due mamme di certo non avrebbero immaginato che il sindaco della loro città avrebbero negato la trascrizione del certificato di nascita. Da mesi, ormai, la vicenda è divenuta di dominio pubblico, creando una frattura anche in seno alla stessa maggioranza del sindaco Romizi che, come si era giustificato in consiglio comunale, aveva addotto motivi di ordine pubblico alla base della sua scelta.

La vicenda Dopo tre mesi di silenzio dalla richiesta fatta dalle due mamme, lo scorso 10 giugno era arrivato il diniego del sindaco alla trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato dalla coppia omosessuale. Il piccolo, infatti, è nato con l’ovulo di una mamma e l’ha partorito l’altra. Poco importa che non abbia alcun diritto, non possa viaggiare, non abbia i documenti per frequentare una scuola pubblica un giorno o essere curato, la legge, secondo il sindaco Romizi che, per la questione, aveva chiesto un parere al Prefetto, va fatta rispettare.

In comune Dopo battaglie civili, manifestazioni, interrogazioni in consiglio e una anche al ministro Minniti promossa da alcuni senatori dem, alla fine anche una parte del suo stesso partito aveva cercato di convincere il primo cittadino a cambiare idea. A palazzo dei Priori, infatti, era anche passato un ordine del giorno che impegnava Romizi a trascrivere l’atto in autotutela. Niente, non c’è stato nulla da fare. E ora le due mamme si sono dovute rivolgere al tribunale.

La giurisprudenza Svariate sono le sentenze, da ultimo quella della Corte di Cassazione lo scorso settembre e quella della Corte d’Appello di Trento dello scorso febbraio, che indicano come un comune possa trascrivere l’atto di nascita di un bimbo nato all’estero da due genitori dello stesso sesso. La trascrizione, secondo la giurisprudenza, non sarebbe contraria all’ordine pubblico perché favorisce il rispetto dell’interesse superiore del bambino.

Il compleanno Ora il piccolo Joan, che per tutti non esiste, sta per compiere un anno. «Un bambino senza colpe – commenta Tommaso Bori, consigliere del Partito democratico in comune che da mesi cerca di mantenere alta l’attenzione sulla vicenda – l’unico caso in Europa che ha trascinato Perugia sulle pagine dei principali giornali e anche nelle aule del tribunale. Esponendoci tutti ad un giusto risarcimento danni nei confronti di un bambino e di una famiglia che da un anno stanno patendo mille difficoltà immotivate, se non dalla miopia politica di una persona e dalla volontà di fare compagna elettorale sulla loro pelle».

Sindaco chieda scusa «Quando al bambino, ormai grande, racconteranno questa storia barbara e medioevale voglio che sappia che Perugia era dalla sua parte, non di chi cercava di discriminato – conclude Bori – Al nostro Sindaco voglio chiedere di ammettere di aver sbagliato, chiedere scusa a questa splendida famiglia e di trascrivere l’atto: perché sbagliare é umano, ma perseverare è diabolico».

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