di Giovanni Cardarello
C’è un video che, nelle ultime ore, sta rimbalzando tra le chat degli umbri e i social in generale, diventando il manifesto involontario di una quotidianità che oscilla pericolosamente tra il post-moderno e il surreale. Protagonista, suo malgrado, un rappresentante della polizia Provinciale. Location, un tratto della strada statale E45 dove solitamente il caos regna sovrano. L’azione? Nulla. O meglio, una telefonata che, come quella di un noto spot anni ’90 tornato di recente in auge, «sembra non finire mai».
L’agente e il telefono: un legame indissolubile
Nel video, che ha trovato la sua cassa di risonanza ideale sulla pagina Facebook ‘L’perugino n’guastito’, la scena è degna di un film di Alberto Sordi, ma senza la colonna sonora ironica a stemperare la tensione. Nel dettaglio vediamo l’agente della polizia Provinciale alla guida di una Fiat Panda di servizio in piena corsia di sorpasso e la zona, spiega il video, è nei pressi di Umbertide. L’agente con la divisa che dovrebbe incutere quel minimo di timore reverenziale necessario a far rispettare un divieto di sosta o una precedenza, ha la mano incollata all’orecchio nell’atto di una chiamata. Quella in atto non sembra una comunicazione via radio con la centrale, di quelle secche, professionali, da protocollo operativo. No, la postura è quella rilassata di chi sta spiegando qualcosa a un interlocutore misterioso.

Questione di sanzioni: chi controlla i controllori?
Il grottesco esplode nel contrasto normativo. Mentre l’agente è impegnato nel suo personalissimo ‘call center’ su strada, il video non manca di sottolineare l’ironia della sorte: le sanzioni per l’uso del cellulare sono diventate il terrore di ogni automobilista. Eppure, qui il paradosso è servito su un piatto d’argento. Se al posto della divisa ci fosse stata una felpa qualsiasi e al posto della Panda di servizio una Panda privata, per quel ‘semplice cittadino’ la sanzione sarebbe stata implacabile: una multa che può arrivare a superare i 600 euro, con l’aggiunta della decurtazione di 5 punti dalla patente e, in caso di recidiva, la sospensione della stessa. Nel video, invece, il presidio della viabilità sembra trasformarsi in un presidio della propria vita privata, lasciando al cittadino il dubbio se le regole valgano per tutti o se esistano piani tariffari ‘speciali’ legati al ruolo ricoperto.
L’ironia di chi guarda
C’è qualcosa di profondamente umbro in questo video: quella capacità di restare imperturbabili di fronte al disastro imminente. Il traffico può anche implodere, il mondo può finire, ma quella telefonata deve arrivare alla fine. Perché in fondo, che sarà mai un ingorgo di fronte all’urgenza di un «ci sentiamo dopo»? Resta solo un dubbio: a chi stava parlando con tanta foga? Alla centrale per segnalare un’emergenza o a casa per ricordarsi di comprare il pane? Nell’attesa di una risposta (magari via WhatsApp), restiamo qui a guardare il traffico che scorre e il vigile che parla. Un quadro d’autore, nell’Umbria dei paradossi.






