di Giovanni Cardarello
Un nulla di fatto che sa di rinvio strategico, ma che di certo non placa le polemiche. Il ‘Comitato percorso nascita regionale’ ha deciso di ‘astenersi’ sulla questione della riapertura in deroga del punto nascita di Spoleto, chiuso ormai dall’ottobre 2020. Lo spiega nel dettaglio ‘Il Corriere dell’Umbria‘ in un articolo a firma di Chiara Fabrizi. Una decisione che, di fatto, rimanda la palla alla presidente della Regione Stefania Proietti e sposta la definizione dell’organizzazione della rete materno-infantile umbra alla stesura del nuovo piano sociosanitario.
Il peso degli standard nazionali
A determinare lo stallo del Comitato, composto da 35 membri, è stato il richiamo agli standard nazionali per la sicurezza materno-infantile. Una nota inviata dalla Società italiana di neonatologia, dalla Società italiana pediatri e dalla Federazione italiana medici pediatri, ha ribadito come il parametro di riferimento sia di almeno 1.000 nascite l’anno. Documenti che esprimono «forte preoccupazione» per ipotesi di riaperture sotto la soglia minima dei 500 nati, specialmente in assenza di criticità geografiche insuperabili o di un potenziamento certificato dei percorsi di emergenza.
Pd e M5s: «Riapertura necessaria per l’equità»
Sul mancato parere è intervenuto duramente il Partito Democratico di Spoleto, che punta il dito contro la precedente gestione Tesei: «Riaprire il punto nascita significherebbe sanare un’asimmetria che penalizza pesantemente questo territorio. Chiediamo pari dignità per gli ospedali sede di Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) come quello di Spoleto, attraverso una corretta distribuzione delle risorse». Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che pur confidando nelle capacità di valutazione della presidente Proietti, sottolinea un paradosso numerico: «Applicando rigidamente lo standard dei mille nati, dovrebbero restare aperti solo Perugia e Terni. Foligno è a quota 800, Città di Castello a 502, mentre Branca (433) e Orvieto (194) sono ben sotto». Secondo i pentastellati, non riaprire Spoleto significherebbe «ignorare le caratteristiche orografiche della regione e le distanze che molte gestanti devono affrontare per raggiungere i centri hub».
Verso il nuovo piano sociosanitario
La decisione politica è dunque solo rimandata. La giunta Proietti si troverà ora a dover bilanciare i rigidi parametri tecnici e di sicurezza imposti dalle società scientifiche con le necessità di un territorio che rivendica da anni il ripristino di un servizio essenziale, smantellato durante l’emergenza Covid e mai più tornato a regime.
Cantiere Pnrr al ‘San Matteo degli Infermi’: partono i lavori al pronto soccorso
E mentre si discute del futuro del punto nascita, spiega sempre ‘Il Corriere dell’Umbria‘, al ‘San Matteo degli Infermi’ di Spoleto prendono concretamente il via i lavori di ampliamento del pronto soccorso. «L’intervento – si legge ancora sul quotidiano – ha un valore complessivo di 430 mila euro. La cifra, finanziata dalla Regione Umbria tramite fondi Pnrr, prevede la realizzazione di una nuova struttura adiacente a quella esistente». Ma non solo. Nel piano dei lavori c’è anche la ristrutturazione degli spazi della direzione sanitaria. «L’avvio del cantiere», conclude l’articolo, ha già comportato modifiche alla viabilità tra via Loreto e via Benedetti Valentini, con nuovi obblighi di precedenza e divieti di sosta nell’area antistante l’ospedale. A questo investimento si aggiungeranno altri 920 mila euro per l’adeguamento dell’area medica alla terapia semintensiva, con la creazione di sei nuovi posti letto».






