‘Per noi è No, grazie’. Questo il nome dell’iniziativa che si è svolta domenica pomeriggio a Terni con in campo i Giovani Democratici in vista del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
L’evento – sottolineano i GD – ha visto il coinvolgimento di Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana; Benedetta Baiocco, presidente dell’assemblea della federazione PD di Terni; Gabriele Posti, responsabile giustizia della federazione PD di Terni. Ha introdotto i lavori Luca Serantoni ed ha moderato l’incontro Francesco Buzzao dei Giovani Democratici di Terni.
«Il dibattito si è articolato attorno – il riepilogo dei Dem – a tre temi centrali. Si è aperto con un’analisi nel merito della riforma, approfondendo i rischi concreti della separazione delle carriere e del nuovo assetto del Csm. È stato evidenziato come tale distinzione rischi di spezzare l’unità della magistratura, minando l’equilibrio del sistema e l’indipendenza dei magistrati. Un focus particolare è stato dedicato al pericolo che il pubblico ministero, isolato dalla cultura della giurisdizione, finisca sotto il controllo o l’influenza del potere esecutivo, alterando così i pesi e contrappesi costituzionali. È stato inoltre sottolineato come questa riforma non affronti i problemi reali della giustizia italiana: il sovraffollamento carcerario, i tempi processuali ancora troppo lunghi e le condizioni di chi attende un giudizio. Una riforma che cambia gli equilibri istituzionali senza incidere sulla vita concreta dei cittadini. Si è poi affrontato il tema dei valori: votare No non significa essere contrari alle riforme, ma difendere i valori della Costituzione che il centrosinistra ha sempre riconosciuto come fondamento della convivenza democratica del Paese. Infine, ampio spazio è stato dedicato alla partecipazione giovanile, con particolare attenzione alle condizioni inique imposte ai fuorisede, che in questa tornata referendaria, per una precisa scelta del governo Meloni, si trovano nell’impossibilità di esercitare il proprio diritto di voto».
«I giovani non sono disinteressati alla politica — le parole di Francesco Buzzao — sono semplicemente messi nelle condizioni di non poter partecipare, basti pensare alle ragazze ed ai ragazzi fuori sede. Il 22 e il 23 marzo chi può votare lo faccia, e lo faccia consapevolmente: voti No».






