Martedì mattina, nella sede della federazione del Partito Democratico di Terni, il segretario comunale Leopoldo Di Girolamo, ha convocato una conferenza stampa per annunciare la conclusione definitiva delle vicende giudiziarie che lo hanno riguardato negli ultimi dieci anni. Nel corso dell’incontro, l’ex sindaco ha comunicato la chiusura di tutti i procedimenti aperti a suo carico, «dieci in totale tra ambiti penali, civili e contabili», sottolineando come «le ultime due sentenze di assoluzione siano state depositate dalla Terza sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti il 16 giugno e dalla Prima sezione giurisdizionale d’appello il 17 giugno. Le decisioni riguardano il regolamento Tari del 2014 e il progetto del laboratorio di biotecnologie».
Con questi pronunciamenti, ha evidenziato «si è chiuso il lungo percorso giudiziario iniziato nel 2016 con la cosiddetta ‘Operazione Spada’, che mi ha visto coinvolto insieme ad altri imputati in diversi procedimenti. In tutti i casi si è arrivati ad assoluzioni, complessivamente dieci: sei in qualità di sindaco, due da presidente della Provincia e due da presidente dell’Ati. Tra i procedimenti più rilevanti, Di Girolamo ha ripercorso quello penale legato agli appalti del verde pubblico, nato da un’indagine avviata nel 2015 su una gara per la manutenzione cittadina. «L’inchiesta aveva ipotizzato reati gravi, tra cui associazione a delinquere, corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio». L’ex sindaco ha ricordato «la forte attività investigativa seguita all’avvio del fascicolo: perquisizioni, sequestri di materiale informatico e documentale, intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e pedinamenti. Un impianto accusatorio che, nel tempo, è stato completamente ridimensionato fino alla conclusione con l’assoluzione piena di tutti gli imputati per insussistenza del fatto, dopo anche la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari disposta inizialmente e poi annullata dal Tribunale del riesame».
Il secondo filone centrale richiamato è quello legato alla procedura di dissesto del Comune di Terni. Di Girolamo ha inquadrato quella fase «in un contesto economico e industriale particolarmente complesso, segnato dalla crisi finanziaria iniziata nel 2009 e dalle principali vertenze del territorio: dalla Lyondell Basell alla lunga crisi AST-ThyssenKrupp, dalla Novelli fino alla chiusura della Centralmotor. A queste difficoltà – ha aggiunto – si sarebbero sommate le nuove regole di bilancio introdotte con la cosiddetta ‘contabilità armonizzata’, che hanno modificato profondamente la gestione degli enti locali». Dopo una condanna in primo grado della Corte dei Conti dell’Umbria, «è arrivata in appello l’assoluzione da parte della Corte dei Conti centrale, che ha riconosciuto la natura stratificata nel tempo del debito comunale, risalente agli anni ottanta, e ha valorizzato le misure adottate dall’amministrazione: riduzione delle partecipate da undici a tre, rinegoziazione dei mutui, transazione con BNL sui derivati, contenimento della spesa pubblica e forti riduzioni su investimenti, personale, politica e spesa sociale».
Nel suo intervento, Di Girolamo ha insistito sulla necessità di distinguere tra «verità giudiziaria, politica e storica. La prima – ha affermato – rappresenta il dato oggettivo delle sentenze; la seconda riflette le differenti impostazioni tra forze politiche; la terza appartiene invece al lavoro degli studiosi e alla lettura dei processi nel tempo. La verità giudiziaria non coincide con quella politica né con quella storica, ma ne costituisce comunque una componente essenziale». L’ex sindaco ha poi richiamato il contesto politico dell’epoca, sottolineando come il Partito Democratico fosse allora «una formazione giovane e ancora in fase di assestamento, mentre il Movimento 5 stelle rappresentava il principale soggetto antisistema. Entrambi, ha osservato, hanno oggi una fisionomia profondamente diversa rispetto a quegli anni».
Nel corso della conferenza non è mancato un riferimento alle recenti polemiche politiche legate alla figura dell’ex sottosegretario agli interni Giampiero Bocci, rispetto alle quali Di Girolamo ha respinto «ogni ricostruzione di un suo coinvolgimento nelle vicende amministrative del Comune», riconoscendo invece a Bocci «un comportamento istituzionale corretto e rispettoso dei ruoli». In chiusura, il segretario Pd ha definito conclusa la propria vicenda giudiziaria, ringraziando, commosso, i legali, la famiglia, il partito e tutte le persone che gli sono state accanto in questi anni.






