Un ragazzo perugino di 31 anni con una lieve disabilità cognitiva sarebbe stato respinto all’ingresso di una discoteca di Roma, dove si trovava insieme a un gruppo di amici per festeggiare un addio al celibato. La vicenda è stata ricostruita da Luca Benedetti su Il Messaggero Umbria, che riporta il racconto del gruppo e l’interessamento del consigliere comunale di Perugia Federico Phellas, il quale ha informato dell’accaduto anche l’assessora alle politiche sociali e alla salute di Roma, Barbara Funari.
Secondo quanto riferito da Il Messaggero Umbria, l’episodio è avvenuto nella notte tra sabato e domenica in un noto locale del centro I quattordici amici, arrivati nella capitale dopo una giornata trascorsa tra rafting sul fiume Nera, un bagno a Fregene e la cena, si sarebbero divisi in due gruppi per facilitare l’accesso al locale.
Sarebbe stato proprio il secondo gruppo, composto da cinque persone e nel quale era presente il giovane, a essere fermato all’ingresso. Dopo spiegazioni inizialmente ritenute poco chiare, riferisce ancora l’articolo, «sarebbe emersa la reale motivazione del diniego»: il ragazzo sarebbe stato ritenuto «non idoneo» a partecipare alla serata. Gli amici sostengono che il 31enne «non aveva tenuto alcun comportamento inappropriato, non era in stato di alterazione e non aveva arrecato disturbo a nessuno», ritenendo che l’esclusione sia stata determinata esclusivamente dalla sua condizione.
Particolarmente toccante il passaggio riportato dal quotidiano nel racconto degli amici: «Non dimenticheremo mai il suo sguardo quando ha capito di essere stato escluso. In pochi secondi è stato privato del diritto di vivere una serata insieme ai propri amici e fatto sentire fuori posto». Per questo motivo, una volta compreso quanto stava accadendo, anche gli altri componenti della compagnia avrebbero deciso di rinunciare alla serata e lasciare il locale.
Nel loro racconto, riportato da Luca Benedetti, i giovani precisano di non voler mettere in discussione «il diritto di un esercizio privato di organizzare e gestire i propri eventi», ma sottolineano che, quando un’iniziativa è aperta al pubblico, «escludere una persona esclusivamente in ragione della propria disabilità rappresenta una discriminazione». Da qui l’auspicio che l’accaduto possa favorire una riflessione sul tema dell’inclusione nei luoghi del divertimento, ricordando che «l’inclusione non può limitarsi a essere un principio», ma deve tradursi in comportamenti concreti.






