di Giovanni Cardarello
Bollette sempre più pesanti e un primato di cui i cittadini farebbero davvero volentieri a meno. Come riporta il quotidiano ‘Il Corriere dell’Umbria‘, la nostra regione si conferma, suo malgrado, ai vertici della classifica nazionale per il costo del servizio di igiene urbana. Il dato è certificato dal rapporto 2025 dell’osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Un rapporto secondo il quale l’Umbria è la quinta regione più costosa d’Italia per la Tari.
I numeri del rincaro
Scorrendo i dati emerge che, mentre a livello nazionale l’aumento medio si ferma al 3,3%, in Umbria la crescita corre più veloce, toccando un +5,1% rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, una famiglia tipo – tre persone che vivono in una casa da 100 mq – sborsa mediamente 391 euro l’anno. Un dato che colloca il territorio umbro subito dopo le grandi regioni del sud e il Lazio, rendendolo di fatto l’area più cara del centro-nord. Il paradosso emerge guardando l’efficienza: l’Umbria vanta una raccolta differenziata vicina al 69%, superando la media italiana, eppure il circolo virtuoso ‘più riciclo, meno pago’ resta un miraggio. A pesare sono i Piani economici finanziari (Pef) dell’Auri che hanno scaricato sulle tariffe gli adeguamenti inflattivi, i costi energetici e i conguagli degli anni passati.
Il dualismo Perugia-Terni: due città, lo stesso conto salato
Ma se la media regionale evidenziata da ‘Il Corriere dell’Umbria‘ racconta di una intera regione in affanno, guardando da vicino i due poli principali dell’Umbria emerge, al netto del colore politico del governo locale, un quadro speculare. Perugia e Terni, infatti, si ritrovano accomunate dallo stesso destino con bollette che non accennano a scendere. E nonostante ci siano modelli di gestione e contesti urbani differenti, quasi opposti.
Perugia continua a occupare i gradini più alti della classifica dei costi. Qui, la complessità di un territorio che alterna un centro storico medievale a frazioni sparse e zone industriali, ha sempre reso il servizio di raccolta particolarmente oneroso. E nonostante il tentativo dell’amministrazione Ferdinandi di allargare le maglie del welfare con esenzioni Isee più ampie per le fasce fragili della popolazione, il peso della Tari resta un macigno. Perugia si conferma così una delle città più care del centro Italia, dove l’alto tasso di differenziata raggiunto non si è ancora tradotto in un risparmio diretto per le tasche dei residenti.
Spostandoci a Terni, la situazione non è meno complessa. Nella città guidata da Stefano Bandecchi la sfida è legata a una gestione che deve fare i conti con i costi di conferimento e la logistica degli impianti. Anche qui, sebbene il sistema della raccolta domiciliare sia ormai consolidato da tempo, le tariffe risentono, pesantemente, dei rincari energetici che hanno colpito i contratti di gestione. Il risultato finale è una sostanziale stasi. Da un lato i cittadini differenziano con impegno, ma le bollette continuano a riflettere i costi fissi di un sistema regionale che fatica a trovare la chiusura del ciclo dei rifiuti. Una chiusura che sia, al tempo stesso, ecologica ed economica.
La sfida della ‘tariffa puntuale’
Per invertire la rotta, la Regione Umbria punta ora sulla nuova legge sull’economia circolare e sull’obbligo della Taric (Tariffa corrispettiva). L’obiettivo è ambizioso: arrivare all’85% di differenziata e ridurre drasticamente il secco residuo entro il 2035. Ma non sarà facile perché, tanto tra i banchi della politica (in modo trasversale) quanto tra le associazioni di categoria, il malumore cresce. Resta il dato del corto circuito di cittadini virtuosi, con le pattumiere separate con cura e il beneficio economico di questo sforzo collettivo che ancora si perde nei meandri dei bilanci dei gestori.






