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Home » Salto del Cieco: «Quanta storia in quell’ex locanda»

Salto del Cieco: «Quanta storia in quell’ex locanda»

Ferentillo - Lo storico locale Favetti ricostruisce un pezzo di storia del complesso poi restaurato e restituito alla comunità

di Fabio Toni
28 Maggio 2025
in Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Conoscere curiosi particolari di un territorio e i suoi personaggi fa bene al corpo e all’anima. Questa volta Carlo Favetti, storico locale di Ferentillo, ci porta sulle alture dei monti sopra il suo paese, da sempre luoghi di vicende legate a principi, duchi e cardinali, ma anche semplici pastori e briganti.

«Con una lettera inviata dal castello di Massa Carrara in data 22 maggio del 1567 – scrive Favetti -, il principe Alberico comunica ai Priori di Spoleto che manderà, per risolvere la controversia tra Spoleto, Petano e Rogoveto, un un suo uditore ossia Giovanni Giudice, al fine proprio di ‘accertare i fatti e giungere ad una rapida soluzione’ (SASS, ASCS Spoleto, Miscellanea B,262)».

«Papa Pio V il 19 aprile del 1568 nomina monsignor Aragonia, già commissario apostolico, con incarico di trasferirsi nei luoghi oggetto della disputa per definire i confini e ristabilire la quiete. Il pontefice, in seguito, affiancherà ad Aragonia monsignor Cesare Brumano. Aragonia si reca sul luogo della contesa e dimora nella valle del Petano, presso l’osteria del Salto del Cieco, dove istruisce gli atti processuali. Questa seconda metà del cinquecento fu particolarmente travagliata nel territorio di Ferentillo per la scarsezza del grano e le difficoltà di approvvigionamento dovute al susseguirsi di eventi atmosferici avversi, ora con piogge devastanti, ora con siccità e conseguenti carestie che aggravano la penuria di frumento e l’insufficienza del raccolto».

«E’ in tale contesto – osserva lo storico ferentillese – che si colloca l’abilità dell’oste della locanda del Salto del Cieco, il quale si adopera per garantire un approvvigionamento adeguato per ‘rigovernare i testimoni e altri occorrenti in luogo detto del passo o Salto del Cieco et della valle di Petano di Spoleto per la causa con gli abbaziali’. La varietà degli alimenti era tale da consentire agli ospiti qualche possibilità di scelta. Erano disponibili: ‘cascio, prosutti, vino, brugnoli, cedroni, pollastri, radici, cibroccatello, capretti, pescie, pane buffetto…’ ed è riportata inoltre un’unica ricetta ‘per fare i biscottini per detto commissario, acqua di rosa libre 2, anesi once 2, zucchero libre 2’».

«Ecco uno spaccato divagante della cucina tipica del luogo sulla taverna del Salto del Cieco al tempo di Alberico principe Cybo (Maria Paola Bianchi relazione al convegno di studi albericiani Ferentillo 30-31 maggio 2008). Oggi a distanza di secoli, il luogo è un sito di grande peculiarità, soprattutto ambientale. Gli stabili dell’ex locanda e dogana sono stati restaurati e riportati al loro originario splendore pur rimanendo di proprietà privata. Sulla facciata ancora gli stemmi scolpiti in pietra rappresentanti l’arme di Ferentillo. Un singolare balconcino decorato con barbacani in pietra testimoniano la storia del luogo. Poco distante, i ruderi di quello che un tempo era il luogo di scambi e uffici doganali. Un’escursione tra queste montagne del Salto del Cieco, tra Petano, e Rogoveto, la Pelosa e Aspra è d’obbligo per gli appassionati di escursionismo e trekking».


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