di Voltero Petrocchi
già sindaco di Acquasparta
L’altra settimana sono state inaugurate in Toscana le terme di San Carlo, con il presidente Giani a ricordare che da quelle parti il capitolo termale funziona. L’Emilia Romagna, poi, pubblicizza tutti i giorni la propria offerta invitando a scegliere tra le 23 stazioni termali che la regione ospita. Dalle nostre parti l’acqua c’è e scorre, ma è ‘fonte’ ed occasione per sterili dispute e immancabili contrapposizioni.
Il rinnovo delle concessioni Sangemini risveglia il capitolo termale che era ‘in sonno’ da quando si guardò con favore all’arrivo di un gruppo imprenditoriale dai buoni propositi. Ora ci sarebbe un progetto cui mancherebbe solo l’acqua (quale e quanta non è chiaro) e c’è la preoccupazione di chi l’acqua (che non sarebbe già abbastanza) la vorrebbe solo per imbottigliare e per aumentare produzione ed occupazione.
Su quest’ultimo punto c’è da dire che Rocchetta, con una produzione di circa 400 milioni di bottiglie, ha 55 dipendenti e che Sangemini imbottiglia 80 milioni di pezzi con circa 80 lavoratori. La Regione ha predisposto un bando che dovrebbe coniugare le diverse esigenze e consentire un percorso positivo (così almeno si spera). La Regione non ha (al momento) mostrato un interesse particolare verso il capitolo termale e (al momento) la si vede più ‘rincorrere’ che guidare.
Nella cosiddetta zona delle acque minerali, oltre al destino del Parco Sangemini ci sarebbe anche il futuro di Terme San Faustino, acquistate da un noto privato, e quello del Parco dell’Amerino di proprietà comunale. Ci sarebbero anche studi e lavori degli anni precedenti di Regione e Sviluppumbria cui non sarebbe male dare un’occhiata. Approfondire, guardare indietro e intorno, imitare non sarebbe una ‘diminutio’ e potrebbe aprire scenari interessanti. Orsù dunque… ‘Regione nostra’.






