di Giovanni Cardarello
Il sistema sanitario pubblico cresce nei numeri assoluti, ma non riesce a tenere il passo dei bisogni dei cittadini. Il risultato è una corsa senza sosta verso la spesa privata, con le famiglie italiane costrette a pagare di tasca propria per bypassare liste d’attesa e carenze strutturali. Secondo un approfondimento pubblicato dalla versione online de ‘La Repubblica‘, basato sugli ultimi dati della Ragioneria dello Stato, il 2024 ha segnato un nuovo record per il portafoglio degli italiani: 46,4 miliardi di euro spesi per farmaci, visite specialistiche, esami e dentisti.
Il focus sull’Umbria
La situazione in Umbria presenta luci e ombre. Da un lato «la Corte dei Conti ha rilevato un credito di oltre 40 milioni e ha chiesto sistemazioni contabili per liberare risorse, suggerendo che ci sono fondi che potrebbero essere effettivamente utilizzati e trasformarsi in avanzo». Tuttavia questo dato non sembra tradursi automaticamente in una risposta tempestiva per i pazienti. I dati dell’ultimo rapporto Gimbe, ad esempio, evidenziano un paradosso: nonostante l’Umbria riceva quote di finanziamento pro-capite tra le più alte (anche a causa dell’elevato indice di vecchiaia della popolazione), la percentuale di chi rinuncia alle cure sale al 12,2%, con oltre 104 mila umbri che hanno dovuto rinunciare a visite o esami. Un dato superiore alla media nazionale (9,9%).
Dai dentisti alle cliniche veterinarie: quanto ci costa restare in salute
La voce più pesante nel bilancio delle famiglie riguarda le visite specialistiche e gli interventi, che da soli mangiano quasi la metà (47,5%) della spesa privata totale. È una spesa ‘obbligata’ per chi non può attendere mesi per una risonanza o un’ecografia. In questo scenario, gli odontoiatri continuano a rappresentare la principale uscita ‘out of pocket’, dato che l’assistenza pubblica in questo settore è storicamente marginale.
Ma la cura non si ferma agli esseri umani. Una tendenza che sta diventando strutturale è l’impennata della spesa veterinaria che nel 2024 ha sfondato il muro di 1,2 miliardi di euro (+8,8% in un anno). Gli italiani – umbri compresi – non badano a spese per i propri animali da compagnia, richiedendo prestazioni un tempo impensabili: dalle Tac alle terapie oncologiche, passando per la gestione di patologie croniche che oggi permettono ai ‘pet’ di vivere molto più a lungo, ma con costi che pesano interamente sulle tasche dei proprietari.
Regioni al bivio: il ‘rosso’ evitato con i fondi propri
Nonostante la spesa pubblica totale sia salita a 139,4 miliardi nel 2024, il rapporto con il Pil resta inchiodato intorno al 6,3%. A dimostrare che i fondi non bastano ci sono i 2,5 miliardi di euro che le Regioni sono state costrette a stanziare in aggiunta al Fondo sanitario nazionale per tenere i conti in pareggio. Un esborso extra cresciuto del 66% dal 2022 ad oggi, segno che la ‘coperta’ del sistema pubblico è ormai diventata troppo corta per coprire i bisogni di salute dei territori.






