di Giovanni Cardarello
Un quadro a tinte chiaroscure, dove il ‘rosso’ del bilancio sanitario regionale si fa purtroppo più intenso. Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria, relativo al 2023, l’Umbria registra un saldo negativo di 55,8 milioni di euro. Si tratta di un dato che, seppur definito ‘moderato’ nel contesto nazionale, segna un brusco peggioramento rispetto a quello dell’anno precedente, con un aggravio del passivo che sfiora i 20 milioni di euro.
I numeri della mobilità: tra crediti e debiti
L’analisi, riportata da ‘Il Messaggero Umbria‘ in un articolo di Luca Benedetti, scatta una fotografia impietosa dei flussi che schiacciano il bilancio regionale. Da un lato, la mobilità attiva vede l’Umbria capace di attrarre pazienti da altre regioni per un valore di circa 81,8 milioni di euro, una performance che vale il quattordicesimo posto nella classifica nazionale. Dall’altro, tuttavia, pesano i debiti. Le prestazioni erogate a cittadini umbri fuori dai confini regionali, infatti, sono costate alla Regione ben 137,6 milioni di euro, portando l’Umbria nella medesima posizione anche sul fronte della mobilità passiva.
Il risultato finale è un saldo negativo che spinge l’Umbria lontano dalle eccellenze del nord, come Lombardia ed Emilia-Romagna, e la avvicina pericolosamente alle regioni del Mezzogiorno dove i saldi passivi superano stabilmente la soglia critica dei cento milioni. Come sottolineato dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, questi numeri confermano una «frattura strutturale» del Paese, ricordando che il diritto alla salute non dovrebbe mai dipendere dal codice di avviamento postale del cittadino.
Il paradosso del privato: Umbria ‘fanalino di coda’ per attrattività
Un aspetto particolarmente interessante dell’indagine riguarda il ruolo della sanità privata convenzionata. Se a livello nazionale oltre un euro su due speso per la mobilità sanitaria finisce nelle casse dei privati, in Umbria la situazione è diametralmente opposta. La nostra regione si colloca infatti in terzultima posizione nazionale, con le strutture private che riescono a intercettare appena il 15,1% del valore totale della mobilità attiva regionale, contro una media italiana del 54,5%. Siamo lontanissimi dai modelli di Molise, Lombardia o Lazio dove il privato assorbe oltre il 60% dei flussi, segno di una rete d’offerta privata locale meno orientata all’attrazione extra-regionale rispetto ad altri territori.
Svolta al ‘Santa Maria della Misericordia’: Gabrio Bassotti alla guida della gastroenterologia
Mentre i flussi finanziari preoccupano i vertici regionali, si sblocca una partita fondamentale per l’organigramma dell’azienda ospedaliera ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia. Dopo anni di attesa, il nosocomio del capoluogo regionale ha ufficializzato la nomina del nuovo primario di gastroenterologia. A guidare la struttura complessa a direzione universitaria sarà il professor Gabrio Bassotti, classe 1957.
Bassotti, figura storica dell’ospedale perugino dove lavora dal 1990, vanta una carriera accademica di rilievo come professore ordinario dal 2013 ed importanti esperienze di insegnamento internazionale. La sua nomina ha ricevuto il convinto via libera accademico dei rettori Maurizio Oliviero e Massimiliano Marianelli, mettendo fine a un lungo periodo di vacanza del ruolo titolare e garantendo stabilità a un reparto chiave per l’assistenza e la ricerca medica in Umbria.






