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Home » «Simboli esoterici alla collegiata di Matterella? Falso. Sono lo specchio di antichi mestieri»

«Simboli esoterici alla collegiata di Matterella? Falso. Sono lo specchio di antichi mestieri»

Ferentillo - Corporazioni e lapidici lombardi. Questo significano le opere presenti all'interno dell'affascinante struttura religiosa

di Fabio Toni
8 Marzo 2025
in Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di C.F.

Non manca mai un ritorno alle origini di mestieri considerati in disuso solo perchè il nome o gli aggettivi cambiano a seconda dell’evolversi della modernità. Oppure chissà, qualche improvvisato scopritore trascende tali significati, mistificando la realtà in assurde fake e su Internet se ne leggono di tutti i tipi. Come altri che, addirittura, in queste simbologie ci vedono alchimie esoteriche etc. Questo è il nuovo che avanza, che dovrebbe approfondire la realtà storica, gli studi eseguiti da eminenti personalità che in ogni tempo ci hanno tramandato, con pubblicazioni e saggi, le meraviglie della nostra grande Umbria.

Antichi mestieri, come detto, sempre attuali scolpiti su lapidi e lastricati di pavimentazioni di antiche chiese e superbe abbazie: in Valnerina abbondano in gran quantità. Una ricchezza di arte di tipo antropologico che ci fa capire l’importanza del lavoro di coloro che ci hanno preceduti. Alla collegiata di Matterella, a Ferentillo, dopo lo smantellamento del travertino che copriva il pavimento è emersa la pavimentazione originale in pietra, costellata di botole sepolcrali con stemmi delle famiglie nobili locali e delle corporazioni. Un tesoro di grande interesse che fotografa l’economia di una società’ locale, dai semplici mestieri e quelli più raffinati.

Iniziamo con le lapidi che recano stemmi nobiliari: stemma bipartito con nel capo una rosa, nella punta un albero di ulivo e sotto una scritta BENE FLOR. SEP. FLOR. INNO. FLOR. Era della famiglia BENEDETTO E INNOCENZO FLORENTELLI (Ferentilli). Altra lastra: stemma del monte di tre pezzi all’italiana, sostenente una torre merlata con posterla. Ai lati le lettere A.S.A.R. Altra lastra: stemma bipartito con al capo un albero, alla punta un ponte sul fiume scorrente; stemma con al centro un’incudine e martello poggiato sopra (era della corporazione dei fabbri); lapide semplice con la scritta DEGRACCELLI A.N; stemma bipartito con a destra un ponte e a sinistra lingue di fuoco: era della famiglia Buttafuoco Caromani; lapide in rilievo quadrata dentro ad un altro quadrato con la scritta MILESII IACOBINI. Altra lapide reca: S.D. MAIVRANE FRATE.

Quello che interessa in modo particolare per stabilire chi veramente ha svolto tutto ciò che è stato realizzato in pietra, si legge nelle decorazioni delle paraste, ossia quelle interposte nel penultimo altare della navata di sinistra. L’altare di questa nicchia era della corporazione dei MAESTRI LOMBARDI, come è evidenziato dalla scritta posta sul pilastro laterale sinistro e i simboli: martello, scalpello, filo, piombo, cazzuola e squadretta angolare. Sul pilastro destro (come afferma A.Fabbi – Tabarrini) la scritta: MDXXXII. DXXI. M.VLII SAC.FVN sul pavimento proprio di fronte all’altare, la loro tomba con la lastra scolpita in pietra con stemma a forma di scudo con riccio recante all’interno testa in profilo, all’esterno le lettere MASTRI (a sinistra), CRDM (CORONA DI MELIDE? a destra).

I lipidici e muratori era una corporazione attivissima in Umbria e nelle Marche dal XII sec in poi. A loro si devono le chiese gotiche degli ordini religiosi, in special modo le chiese rinascimentali a pianta centrale, ma anche palazzi gentilizi. I lapidici operarono un po’ ovunque: a Todi, palazzo del Capitano del Popolo nel 1272, alla Castellina di Norcia 1473, dove avevano la sede della loro corporazione presso la chiesa di San Giovanni. I più importanti lapidici-muratori furono Nicola e Ciccarello, i quali lavorarono alla rocca di San Cataldo ad Ancona (1354/1356) per l’Albornoz e nella chiesa di Santa Maria della Bianca.

All’ultimo altare della navata sui pilastri, stemma e simboli della corporazione dei maniscalchi e calzolai. Sull’altra navata, sui pilastri della cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, ‘libro scolpito aperto’ era della corporazione dei notai. Sul pilastro della cappella dedicata a Sant’Antonio abate, scolpiti simboli di ‘un asino, cavallo, maialino’, era della corporazione dei mulari, allevatori e vetturali. Importantissimi invece i rilievi dell’altare dedicato a Santa Caterina d’Alessandria con gli stemmi del comune di Ferentillo: croce genovese, fiume scorrente chiavi pontificie e giglio fiorentino (o fiore di giaggiolo?).

Altro stemma scolpito sull’altro pilastro è l’arma di Lorenzo Cybo: scudo quadripartito nella prima e quarta croce genovese e banda scaccata, nella seconda e terza le sei palle medicee. Ai lapidici e muratori, come detto, si deve oltre alle paraste e i clipei e decorazioni in pietra, pavimento etc. anche il portale della stessa collegiata: formato da due piedritti con mensole scolpite a fiore di cardo sostenenti l’architrave, dove in lettere classiche è inciso QUISQUIS PER HANC IANUM TEMPLO IESUM QUERIS HUNC MAGIS FINI IN CAELUM PER PARADISI PORTAM INVENIRE CONABERIS 1493. Sopra si eleva la lunetta con un bell’affresco di Orlando Merlini del 1502.

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