di Giovanni Cardarello
Cresce di ora in ora la tensione, a Spoleto, attorno al destino del laghetto di Teodorico (noto anche come laghetto dei Longobardi), lo scrigno naturalistico situato nella frazione di Madonna di Lugo.
La decisione di riportare in consiglio comunale la variante al Piano regolatore generale (Prg), che prevede la trasformazione di quest’area da agricola a edificabile, ha innescato una compatta levata di scudi da parte di associazioni, residenti e professionisti del settore, tutti determinati a scongiurare quello che definiscono «un preoccupante tentativo di speculazione edilizia».
Scatta la petizione e l’appello alla piazza
L’iniziativa, promossa congiuntamente da Legambiente e Italia Nostra, ha subito trovato terreno fertile nella comunità spoletina. In poco tempo la raccolta firme ha ampiamente superato le prime 200 adesioni, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere rapidamente quota mille sottoscrizioni per fare pressione sulle istituzioni. I promotori ricordano come già nel 2003 una simile proposta di lottizzazione per i 10 mila metri quadrati dell’area, fosse stata sonoramente bocciata, portando alla blindatura della zona come «esclusivamente agricola».
Per dare visibilità e forza alla protesta, le associazioni – supportate anche dal CAI di Spoleto – hanno organizzato un presidio per lunedì 22 giugno alle ore 17.30 in via Sandro Pertini, proprio all’altezza dello specchio d’acqua. Un appuntamento cruciale in cui la comunità è chiamata a scendere in strada per chiedere il rinvio della discussione consiliare e l’immediata approvazione del vincolo paesaggistico ambientale sull’intera area.
Il sito non è solo un simbolo identitario, ma una vera e propria oasi di biodiversità che ospita ben sedici diverse specie di libellule, anfibi e uccelli migratori. Sotto il profilo storico-archeologico, l’area custodisce una straordinaria galleria in pietra con funzione drenante lunga 240 metri, risalente addirittura al VI secolo e legata alle bonifiche volute dal re goto Teodorico, che permette ancora oggi di mantenere costante il livello delle acque.
Il duro monito degli architetti: «Scelta anacronistica»
A dare ulteriore peso scientifico e culturale alla protesta, è intervenuto un gruppo di dodici stimati architetti operanti nel territorio spoletino. Hanno protocollato una dura lettera, indirizzata alle istituzioni locali e agli enti di tutela, in cui i professionisti esprimono «profonda preoccupazione» per il cambio di destinazione d’uso, definendo il progetto di edificazione «stridente rispetto alle attuali direttive urbanistiche ed ecologiche europee».
«In un’epoca in cui le città europee investono nella riduzione del consumo di suolo e nella valorizzazione degli spazi verdi – scrivono gli architetti -, appare del tutto anacronistico e contrario ai principi di sostenibilità ambientale, perseguire interventi che contraddicano l’ecologia urbana». Secondo i firmatari, lo sviluppo di una città non può essere confuso con la semplice diffusione del cemento fuori dalle mura storiche, soprattutto in un’area dalle dimensioni ridotte ma dall’altissimo valore ecosistemico.
L’appello finale alle autorità competenti è chiaro: sospendere qualsiasi iter di variante, riconoscere formalmente il laghetto come bene comune e avviare programmi di manutenzione ecologica, tutela e valorizzazione didattica per consegnare questo patrimonio integro alle generazioni future. I firmatari della lettera aperta: Paolo Cicogna, Enrico Bacchettini, Giovanni Curti, Sauro Di Sante Coaccioli, Luciano Elisei, Massimiliano Fabiani, Stefano Giannetti, Riccardo Gori, Stefania Gubbiotti, Antonio Massaccesi, Moreno Orazi, Riccardo Rosati.







