di Gianni Giardinieri
Avrebbe potuto essere il giorno della ‘rinascita’, quello di mercoledì 13 maggio 2026. La dottoressa Claudia Tordo Caprioli, giudice fallimentare e delle procedure concorsuali presso il tribunale di Terni, in presenza di almeno un’offerta per l’aggiudicazione del ramo sportivo della Ternana Calcio, avrebbe potuto dare il ‘via libera’ alla (comunque lunga e tortuosa) costituzione di una nuova società dai colori rossoverdi e con lo stemma della viverna sul petto. Invece niente, nessuna offerta. Game over.
Solo una lenta e inesorabile agonia durata settimane, forse mesi, molto più probabilmente anni. Almeno tre, dalla cessione del club da Unicusano a Pharmaguida. Da quel momento, solo un accumulo di debiti e scadenze non adempiute: stipendi, fatture, bollette, contributi previdenziali. Non è stato pagato praticamente più nulla. Solo un continuo ‘all in’, un gioco al rialzo per provare a ribaltare il lato del tavolo con su scritto ‘fallimento in arrivo’ a quello con scritto ‘jolly serie B’: mantenerla o riconquistarla, aggrappandosi a sessioni di calciomercato improbabili, inseguendo ‘il nome’, magari sovrappeso e ormai palesemente ex. In mezzo, l’avvicendarsi di personaggi più o meno folcloristici, dai proclami deliranti, che interpretavano il concetto di vision aziendale in visioni allucinatorie. E poi litigi, scontri, ripicche, vendette tra tutti i protagonisti che hanno ricoperto ruoli apicali.
La gestione targata Unicusano non ha prodotto esposizioni debitorie, va ribadito fino alla nausea. Ha consegnato però, a chi è arrivato dopo, una società sportiva (per la serie B) dai costi spropositati, fuori scala per i pari competitori. Più vicini ad un club di bassa serie A. Con ricavi assolutamente non in grado di sostenere un bilancio, per lo meno, in pareggio. Un disequilibrio gestionale che prima o poi, per chi non avesse avuto la forza economica di ricapitalizzare ad ogni anno le casse rossoverdi, avrebbe inesorabilmente condotto al fallimento. Come è poi avvenuto. Ottenendo risultati sportivi, complessivamente, fatti di luci e ombre: il primo anno la retrocessione dalla B alla C.
Successivamente un campionato con il serio rischio del doppio salto all’indietro. Poi medio-buoni campionati nella serie cadetta ma senza mai raggiungere i play off. In mezzo una delle stagioni rossoverdi più memorabili: la Ternana dei record di Cristiano Lucarelli & friends, quella dei novanta punti e della riconquista della serie B. Ora è finita, ma come dice il saggio ‘non è ancora finita’. Volendo si potrà scavare ancora di più, magari con il favore delle tenebre.
Resta ancora qualcosa da spolpare dell’universo Ternana Calcio: il marchio. Lo stemma e i colori rossoverdi. Cioè l’identità iconica della città. Qui dovrà concentrarsi la battaglia (sportiva si intende) della tifoseria rossoverde, organizzata e non. La nostra linea del Piave. Ci sarà tempo per capire dove ripartirà il calcio giocato della fu Ternana Calcio. Non c’è invece molto tempo per cercare di evitare il vilipendio di cadavere.






