di Fra.Tor.
«Nuovo ospedale di Terni, confronto sui dati oggettivi, sui costi e sulle alternative possibili». È il senso della conferenza stampa convocata lunedì mattina, 30 dicembre, dal comitato ‘Per la difesa dell’ospedale di Terni’ nella sala consiliare di palazzo Spada. Al centro dell’incontro – a parlare sono stati Gianni Giovannini e Federico Di Bartolo – la posizione sull’iter seguito per il conferimento dell’incarico alla Binini Partners Srl e sulla scelta dei siti ipotizzati per la realizzazione della nuova struttura sanitaria.
Secondo il comitato, la presentazione dei possibili siti avvenuta il 20 dicembre scorso nei locali dell’Arpa «ha rappresentato un passaggio importante perché, per la prima volta, si è parlato di dati tecnici e non di ipotesi astratte. È giusto che la programmazione di un nuovo ospedale si basi su documenti e valutazioni concrete, capaci di misurare l’impatto reale sulla città e sulla rete ospedaliera regionale». Un metodo che, in linea di principio, viene ritenuto «corretto e condivisibile», soprattutto se si ragiona «su una struttura destinata a durare 50-100 anni, come affermato dallo stesso consulente».
Proprio per questo, però, il comitato ha chiesto «di avviare un vero fact checking sui numeri e sulle conseguenze economiche dell’operazione. Il costo complessivo del nuovo ospedale è stato indicato dalla presidente della Regione in 600 milioni di euro, con una copertura articolata tra prestito Inail (280 milioni), fondi a fondo perduto (73 milioni) e finanziamento tramite Cassa depositi e prestiti per circa 247 milioni». Ne deriverebbe, secondo il comitato, «un indebitamento complessivo di 527 milioni, che a un tasso del 3,5% comporterebbe rate annuali comprese tra 28 e oltre 37 milioni di euro, a seconda della durata del piano di ammortamento».
Numeri che, a giudizio del comitato, «rischiano di incidere in modo pesante sulla capacità dell’azienda ospedaliera di Terni di garantire i servizi. Il bilancio 2024 dell’azienda si attesta infatti intorno ai 218 milioni di euro: una rata di tale entità ridurrebbe inevitabilmente le risorse disponibili per l’assistenza, con il rischio di avere una struttura nuova ma con prestazioni sanitarie ridotte. A ciò si aggiungono i vincoli normativi regionali sull’indebitamento delle aziende sanitarie e il tema del valore residuo dell’attuale edificio, stimato in oltre 27 milioni di euro, che verrebbe di fatto perso in caso di abbandono anticipato».
Altro punto critico riguarda le conseguenze urbanistiche e patrimoniali legate alla dismissione dell’attuale ospedale di Colle Obito. Secondo il comitato, «tali aspetti non sono stati adeguatamente approfonditi, nonostante esempi come Monteluce o Ferrara dimostrino quanto complesso possa essere il riuso di grandi strutture sanitarie dismesse».
Nel corso della conferenza è stata poi ripercorsa l’origine dell’idea di un nuovo ospedale: una proposta avanzata nel 2021 da un raggruppamento di imprese private attraverso il project financing. Un’ipotesi che, secondo il comitato, «non nasce né da una richiesta della cittadinanza né da una valutazione degli operatori sanitari, ma dal mondo delle imprese, e che solo successivamente è stata fatta propria dalla politica regionale, prima dal centrodestra e poi dal centrosinistra».
Particolare attenzione è stata dedicata allo stato di salute edilizia dell’attuale ospedale, tema che il comitato ritiene «centrale» ma che, a suo avviso, «non è stato adeguatamente trattato nella relazione del consulente. Secondo i tecnici della Regione Umbria, in un documento del febbraio 2024, l’ipotesi di ampliamento e ristrutturazione risulterebbe addirittura più conveniente rispetto alla costruzione ex novo. Una valutazione che appare in contrasto con quanto affermato da Binini», e che il comitato chiede «venga chiarita nel merito».
Il comitato ha inoltre rivendicato il lavoro svolto nei mesi scorsi, «culminato in una proposta articolata di ampliamento e riqualificazione dell’ospedale esistente, supportata da oltre 2 mila firme di cittadini. Una proposta che, pur risultando coerente con i più avanzati principi dell’edilizia ospedaliera, non ha trovato alcun riscontro nella relazione del consulente».
A supporto delle proprie tesi, il comitato ha presentato dati sui costi di manutenzione dell’attuale struttura, evidenziando come «la spesa annua per metro quadrato sia ampiamente inferiore alle soglie considerate critiche in letteratura». Elementi che, secondo il comitato, «inducono a ritenere che l’ospedale di Terni sia in uno stato di conservazione complessivamente buono e che rendono necessario un approfondimento tecnico prima di scartare definitivamente l’opzione della ristrutturazione».
La richiesta finale è chiara: «Aprire un vero tavolo di confronto, trasparente e basato sui dati, che permetta di valutare tutte le alternative nell’interesse della comunità, evitando scelte affrettate e investimenti che potrebbero compromettere, nel lungo periodo, la qualità dell’assistenza sanitaria a Terni».






