Insorgono anche gli Ordini delle professioni infermieristiche, per quanto accaduto nella notte fra martedì 30 e mercoledì 31 dicembre al pronto soccorso di Terni. Sia l’OPI di Terni che quello de L’Aquila – un infermiere coinvolto nei fatti è del capoluogo abruzzese – stigmatizzano infatti l’accaduto con una dura nota congiunta: «Esprimiamo massima solidarietà ai colleghi coinvolti nei fatti – scrivono -. Nonostante i numerosi interventi pubblici degli Ordini professionali, gli appelli rivolti ai cittadini a non aggredire il personale sanitario e sociosanitario e l’esistenza di una normativa specifica, si registra l’ennesimo grave episodio di violenza. Infatti si è verificata un’aggressione fisica e verbale culminata in minacce di morte nei confronti dei colleghi».
«È indispensabile proseguono i due Ordini delle professioni infermieristiche – che le autorità competenti prestino la massima attenzione a quanto previsto dal decreto legislativo 150/2022 e dai successivi interventi normativi: le aggressioni al personale sanitario sono oggi procedibili d’ufficio. Ciò significa che l’autorità giudiziaria può intervenire anche in assenza di denuncia da parte della vittima e indipendentemente dalla gravità delle lesioni, configurando tali episodi come reati di particolare allarme sociale che richiedono l’intervento diretto dello Stato. Resta comunque l’obbligo per le strutture sanitarie di segnalare ogni evento».

Concetti ribaditi dal presidente dell’OPI di Terni, Federico Montanari: «Come presidente dell’Ordine e infermiere – afferma – sono profondamente indignato e chiedo che ci sia il pieno rispetto del decreto legislativo 150 del 2022. Questo episodio molto grave, che si è trasformato poi in aggressione fisica e verbale con minacce di morte contro gli operatori sanitari, deve essere seguito da provvedimenti. Parliamo di persone, gli operatori sanitari, impegnate nel proprio lavoro e che durante il loro turno, ricevono minacce di morte: tali condotte vanno punite e i provvedimenti, seri, devono essere immediati perché questa situazione non può essere più tollerata».

Sul tema interviene anche la politica con il consigliere comunale di Alternativa Popolare, a Terni, Claudio Batini: «Mentre i vertici della Regione Umbria e la presidente Proietti continuano a tessere le lodi di una sanità d’eccellenza – afferma Batini -, la realtà quotidiana che si consuma all’interno del pronto soccorso di Terni racconta una storia di profondo degrado strutturale e gestionale. L’ultima aggressione subita dal personale sanitario è solo la punta dell’iceberg di una situazione ormai fuori controllo. La solidarietà a medici e infermieri, pur doverosa, non basta più a coprire le gravi inefficienze: ci troviamo di fronte a un vero e proprio ‘blocco delle barelle’ che dura ormai da oltre una settimana. Con circa 60 pazienti perennemente in attesa di una collocazione, il sistema è al collasso. Le barelle e le sedie sono esaurite, utilizzate come ‘letti di fortuna’ per i pazienti in attesa di ricovero che i reparti non riescono ad assorbire. Il risultato è drammatico: i nuovi arrivati sono costretti ad attendere in piedi o, peggio ancora, bloccati all’interno delle ambulanze che non possono essere liberate, sottraendo mezzi vitali al soccorso territoriale. Basta omertà: è tempo di dire la verità. Serve una reale coesione tra cittadini, associazioni, cooperative e tutto il personale sanitario, dai dirigenti ai sindacati. Non possiamo più permettere che il silenzio o la difesa d’ufficio prevalgano sulla salute pubblica. Terni – conclude il consigliere comunale di Alternativa Popolare – è stanca di sentirsi dire solo promesse e di assistere ad applausi inveri mentre il servizio essenziale cade a pezzi. Non si può parlare di eccellenza quando i cittadini sono privati della dignità minima di cura».
L’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni ribadisce con fermezza il proprio impegno «nel contrasto a ogni forma di violenza contro gli operatori sanitari, alla luce dell’episodio di aggressione avvenuto qualche giorno fa al pronto soccorso». Nei giorni scorsi, undici operatori, tra medici e infermieri del pronto soccorso, «sono stati minacciati verbalmente fino a minacce di morte e aggrediti fisicamente da un uomo che ha fatto irruzione nell’ambulatorio della sala rossa, dove si trovava la madre. Nel tentativo di invitarlo ad uscire da un’area riservata all’attività clinica in emergenza, quando il tempo è oro per la salvezza del malato, il personale sanitario è stato oggetto di aggressione fisica e di minacce di morte». L’azienda ospedaliera esprime «piena solidarietà e vicinanza agli operatori coinvolti e condanna con decisione ogni atto di violenza, che non può e non deve trovare spazio nei luoghi di cura».

Il direttore generale, il dottor Andrea Casciari, ricorda che «negli ultimi mesi il Santa Maria ha messo in campo numerose iniziative concrete per la tutela del personale. Tra queste la sottoscrizione di un accordo con la Prefettura, finalizzato alla prevenzione e alla gestione di episodi di aggressione o di violenza a danno dei lavoratori dell’azienda ospedaliera, durante lo svolgimento delle proprie attività lavorative. L’obiettivo dell’accordo è promuovere la diffusione di una politica di tolleranza zero verso gli atti di violenza, fisica o verbale, nonché la realizzazione di una specifica formazione del personale medico, sanitario e socio-sanitario. Sottoscritto anche un accordo con la Questura di Terni che prevede percorsi di formazione specifica per gli operatori sanitari sulla prevenzione delle aggressioni e sull’autodifesa, oltre all’attivazione di una linea telefonica diretta con la Questura per richiedere interventi immediati in caso di necessità. All’interno dell’ospedale è inoltre operativo un posto fisso di polizia e un servizio di vigilanza armata attivo 24 ore su 24». L’azienda aderisce inoltre «alla campagna regionale contro la violenza sugli operatori sanitari, promossa dalla Regione Umbria, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e utenti sul rispetto dovuto a chi ogni giorno lavora per garantire cure e assistenza. Si ricorda che la normativa vigente prevede la denuncia automatica per chi viene colto in flagranza di aggressione ai danni del personale sanitario». Il direttore Casciari, sottolinea: «La violenza contro chi lavora in corsia è inaccettabile. Episodi come questo rafforzano la nostra determinazione nel proseguire e potenziare tutte le azioni di prevenzione, formazione e sicurezza. Proteggere i nostri operatori significa tutelare il diritto alla cura di tutti i cittadini». L’azienda ospedaliera «continuerà a lavorare in stretta collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine per garantire ambienti di lavoro sicuri, nel rispetto dei professionisti della salute e dei pazienti».
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