di Gianni Giardinieri
Tutti contro tutti in una ‘guerra’ senza quartiere che da mesi, ormai, coinvolge tutti gli interpreti, diretti e indiretti, del progetto ‘stadio-clinica’. Dipanare la matassa di dichiarazioni, interpretazioni, comunicati stampa, richieste e offerte di chiarimenti, precisazioni, sta diventando sempre più complicato. Con la sensazione, sempre più forte però, che si sta arrivando ormai alla resa dei conti, al redde rationem.

Nella giornata di giovedì, ad esempio, dopo le dichiarazioni rilasciate mercoledì dal sindaco e presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi – («il 16 dicembre la Ternana deve provvedere a restituire alla Ternana Women due milioni di euro, che aveva dato per salvare la Ternana e nell’ambito della costruzione della clinica») – è arrivata una precisazione, a mezzo comunicato stampa dello studio legale Morcella, da parte della famiglia Rizzo, proprietaria della società di via della Bardesca. Al di là dei tempi che appaiono sospetti (solo una coincidenza che siano passate meno di 24 ore dalla dichiarazione del sindaco?), il contenuto della missiva apre almeno quattro fronti di confronto/scontro.
Il primo: «La famiglia Rizzo sta riesaminando e facendo riesaminare, in radice, le attestazioni di una società di revisione sulle cui indicazioni si era spinta all’ingresso nella Ternana Calcio». Se le parole hanno un significato, la famiglia Rizzo sta comunicando di aver incaricato un consulente o una società di consulenza per riesaminare, dall’inizio (‘in radice’), ciò che gli aveva attestato un’altra società di revisione/consulenza. Cioè il parere sul parere. Domande: a quale società di revisione si riferisce la famiglia Rizzo? I suoi, di consulenti, non avevano ben compreso cosa stavano consigliando di comprare? (progetto stadio-clinica e Ternana Calcio?).

Secondo fronte aperto: «L’esito dell’accertamento in divenire sarà comunicato ai precedenti proprietari del club». Ne deduciamo che potrebbero partire telefonate intercontinentali di tono non proprio convenevole ai fratelli D’Alessandro, che anche attraverso Rabona Mobile detenevano la proprietà della ‘N21’, holding al tempo creata da Nicola Guida e controllante la società di via della Bardesca. Dal tono sembrerebbe profilarsi, in caso di accertamento con esito negativo, un confronto serrato, magari nelle aule di qualche tribunale. In realtà il comunicato prosegue (riga successiva) poi con una frase che di fatto esplicita, come scontato, che con i D’Alessandro si dovrà trattare in ogni caso. Testuale: «Dal confronto che ne uscirà, dipenderà l’impegno o il disimpegno della famiglia Rizzo, che è entrata con slancio nella iniziativa, ma con intendimenti e con ruolo di irrinunciabile indipendenza». Indipendenza? ‘In che senso?’ direbbe Carlo Verdone. La famiglia Rizzo sta comunicando urbi et orbi che non ha piena indipendenza nella conduzione della Ternana Calcio? La società è sua, può gestirla in totale autonomia.

Evidentemente però è proprio il gruppo GVC a non esserne tanto sicuro, perché il terzo fronte sottolinea che in caso di confronto positivo «la rimarcata autonomia verrà dimostrata (ripetiamo, perché specificare una cosa che dovrebbe essere pacifica? ndR) sotto un duplice piano»: istituzionale, con il Comune di Terni e la Regione, e sportivo con «la profonda rivisitazione strutturale della società calcistica». Suona un po’ come una minaccia, di sicuro lascia intendere che se tutto sarà chiarito, la Ternana sarà sottoposta ad una cura che definire dimagrante appare come un eufemismo.
Ultimo fronte: «Se l’esito del confronto si risolverà negativamente, la famiglia Rizzo illustrerà pubblicamente le ragioni dell’uscita di scena dal progetto stadio-clinica». Qui c’è poco da interpretare: se non ci mettiamo d’accordo, lasciano intendere i Rizzo, ce ne andremo da Terni e dalla Ternana, e metteremo i panni sporchi in piazza. Evviva, domenica si gioca.






